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E’ morto (a 45 anni) Vilanova, ex allenatore del Barcellona

Tito Vilanova, ex allenatore del Barcellona, è morto oggi all’età di 45 anni. Lo scrive l’edizione online del giornale ‘Mundo Deportivò. Ieri era stato sottoposto a operazione chirurgica d’urgenza per le conseguenze della ricaduta di un tumore di cui soffriva da due anni. Vilanova lottava infatti contro il tumore dal 2011. La malattia non gli aveva impedito di assumere la guida tecnica del club catalano nella stagione 2012-2013, raccogliendo l’eredità di Pep Guardiola. A luglio dello scorso anno, dopo aver condotto la squadra al trionfo nella Liga, il tecnico aveva dovuto abbandonare l’incarico per una ricaduta.
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Il male non è stato sconfitto e Tito Vilanova ha perso la sua partita più importante. Quattro operazioni e lunghi cicli di chemio non sono stati sufficienti a debellare il tumore alla parotide che lo aveva colpito 4 anni fa. Amico e collega di Pep Guardiola, diventato poi il suo erede alla guida di una delle squadre più forti del mondo, era stato costretto alle dimissioni dall’avanzare inesorabile del male. Quando il tumore lo colpì nel 2011, Vilanova era il vice di Guardiola, insieme i due avevano cominciato una brillante carriera con le giovanili del Barcellona per poi approdare alla guida della prima squadra. Sempre insieme i due, alle prese con quel meraviglioso crogiolo di talenti che ha dominato la scena calcistica internazionale vincendo tutto quel che poteva e incantando tutti. All’addio di Guardiola nel 2012, la panchina fu affidata proprio a Vilanova, che pure l’anno prima era stato assente per curarsi. Fu una scelta apprezzata dall’ambiente catalano e in linea con lo stile del Barcellona che i propri talenti se li coltiva, li fa crescere e poi li lancia. Vilanova non ha fatto eccezione, nonostante la malattia e la vulnerabilità che da questa poteva derivare in un ambiente di vincenti. Ma il povero tecnico non ha avuto fortuna, perchè pochi mesi dopo aver preso la guida del club il ritorno della malattia lo ha costretto a ricorrere nuovamente alle cure a New York, e la squadra affidata a Jordi Roura. Vilanova guidò la squadra a distanza, via telefono; fra una terapia e l’altra, seguiva le partite dei suoi e dava consigli al suo sostituto. Una stagione con i catalani ancora vincenti nel campionato spagnolo, dominato con largo margine sui cugini del Real, e con il record di 100 punti in campionato. Vilanova fece in tempo a tornare in Spagna sul finire di stagione e godersi le ultime partite e la vittoria dei suoi in Liga. E si rappacificò con Guardiola, che non era andato a fargli visita a New York durante la malattia. Sembrava che tutto volgesse per il meglio, ma il 19 luglio nuova doccia fredda: un controllo di routine fa ripiombare il tecnico nell’angoscia, la malattia è infatti riapparsa, ancora aggressiva. Vilanova prende la decisione più giusta e più dolorosa per un tecnico della sua levatura, si dimette dalla guida dei blaugrana. E ricomincia con il calvario ospedaliero. Tempo prima, alla scoperta dei primi sintomi del male, il giovane allenatore aveva detto parole significative a proposito della malattia, che oggi sembrano quasi profetiche: «Quello che oggi ti sembra importante, quando succede una cosa così domani non lo è più. In quei momenti pensavo solo ai miei due figli, che hanno ancora bisogno di me». Dalla scorsa estate la salute dell’ex tecnico dei blaugrana è andata via via peggiorando, la famiglia ha chiesto il silenzio stampa, rispettato alla lettera dai media spagnoli, fino a ieri, quando si è sparsa la voce di un aggravamento delle condizioni e di un nuovo disperato intervento chirurgico. Subito si è capito che non c’era più nulla da fare

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