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RIFORME/Giorni cruciali. Boschi: avanti anche senza Fi

L’auspicio è che il tavolo del Nazareno non salti ma il governo sulle riforme andrà avanti, anche senza Forza Italia. A 24 ore dall’affondo di Silvio Berlusconi, è il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, a rispondere a muso duro al leader di FI. Con parole che traducono il pensiero di tutto l’esecutivo e di buona parte del Pd, alla vigilia del rush finale per l’approvazione del testo base in commissione al Senato, prevista entro mercoledì. Un testo di cui domani il premier Matteo Renzi parlerà con Giorgio Napolitano, preoccupato della tensione emersa in queste ultime ore. Ma l’affondo del Cavaliere, per il governo e per il Pd, è soprattutto figlio del suo ingresso nella campagna per le europee. A ribadirlo oggi sono, in una vera e propria offensiva mediatica che risponde allo ‘show’ di Berlusconi, sia Boschi, sia i ‘big’ del Pd, a partire dalla vicesegretario Debora Serracchiani. «Noi non temiamo eventuali elezioni, siamo pronti ma mi chiedo a chi conviene andare a votare con un sistema, l’Italicum, che potrebbe rimescolare le carte», attacca Serracchiani, facendo capire agli azzurri che ad aver paura del ritorno alle urne non deve essere certo il Pd. E, forse anche per questo, il governo oggi avverte l’ex premier: su riforma del Senato e Italicum l’impegno, anche di fronte agli italiani, è ottenere un testo più condiviso possibile ma se lo strappo dell’accordo del Nazareno dovesse concretizzarsi i numeri per proseguire non mancheranno. Anche perché, puntualizza Boschi, il dissenso all’interno del Pd – simboleggiato dal ddl alternativo di Vannino Chiti – è «molto limitato» e ricucibile: «il blocco centrale» della riforma «è ampiamente condiviso». E a dare un’ulteriore sponda a Matteo Renzi è il suo alleato di governo Angelino Alfano, che assicura come, anche senza FI, i numeri ci siano e Ncd non si tirerà indietro. L’impressione, tuttavia, è che la tensione non si allenterà da qui fino al 25 maggio. Con FI che oggi rientra solo parzialmente dall’affondo di ieri del suo leader. «Nessuno osi pensare che Forza Italia non rispetta i patti. Chi non li ha rispettati fino ad oggi è il Pd», è la replica di Giovanni Toti. I toni, insomma, restano alti, con una Commissione Affari Costituzionali chiamata ad approvare un testo base entro mercoledì ma ancora segnata dalle divisioni e con il M5S che si conferma pronto a votare il ddl Chiti. Le proposte in ballo in prima commissione sono 51 più quella del governo con la stragrande maggioranza che, in modi diversi, prevede un Senato elettivo, elemento sul quale Renzi non vuole arretrare. Ma un punto di equilibrio andrà trovato: di questo il premier parlerà domani con il Capo dello Stato, e, martedì nella riunione con i senatori Pd. Al di là dell’ombra delle Europee la gestazione di un testo condiviso resta quindi in salita. E forse anche per questo Boschi frena sulla data X indicata da Renzi per l’approvazione in prima lettura in Aula: il 25 maggio? «Con una o due settimane in più non sarà un dramma».

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