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LIBRI/ Censura al romanzo di Bisignani al Salone di Torino

Ancora non si è aperto ed è già polemica per il Salone del Libro di Torino, la più grande kermesse editoriale italiana in programma dall’8 al 12 maggio. L’uomo d’affari Luigi Bisignani, autore del romanzo «Il direttore», appena pubblicato da Chiarelettere, si è visto annullare la presentazione della sua ‘spy-story’, inizialmente in programma proprio per il giorno di apertura del Salone. L’editore Lorenzo Fazio, che l’anno scorso aveva pubblicato il fortunato «L’uomo che sussurra ai potenti», scritto dal faccendiere insieme al giornalista Paolo Modron, ha commentato: «Peccato, perchè era stato già inserito nel programma mesi fa e poi è stato tolto. Evidentemente, seppure in forma romanzesca, i contenuti del thriller non sono ben visti nell’anno in cui il Vaticano è il Paese ospite del Salone. Soprattutto considerato che la storia raccontata ha al centro cardinali dediti agli affari in compagnia di potenti banchieri». Da parte della casa editrice milanese -ha precisato Fazio- si considera la scelta del Salone «inopportuna e contraria al libero dibattito delle idee e delle opinioni, in contraddizione con lo spirito che dovrebbe animare una manifestazione culturale». E mentre il direttore del Salone, Ernesto Ferrero, parla di «polemica montata ad arte», il sospetto avanzato è di pressioni da parte di Rcs, gruppo editore del «Corriere della Sera», diretto da Ferruccio De Bortoli, oggi ex amico di Bisignani. Un altro direttore, intanto, Vittorio Feltri, ha annuciato di non voler più partecipare al Salone torinese «per solidarietà nei confronti di Bisignani». Il giornalista, infatti, avrebbe dovuto presentare il 9 maggio «Buoni e cattivi», scritto a quattro mani con Stefano Lorenzetto. E il giorno prima, insieme a Madron e a Peter Gomez, avrebbe dovuto partecipare al lancio editoriale de «Il direttore» di Bisignani. Tra i recenti guai giudiziari del faccendiere, arrestato il 19 febbraio scorso con l’accusa di frode fiscale, la vicenda degli appalti a Palazzo Chigi si è conclusa con un patteggiamento di due mesi di reclusione. Condanna che si aggiunge a quella già inflittagli nel 2011, a Napoli, nell’ambito dell’inchiesta sulla «P4».

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