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E’ morto Emilio Riva (Ilva). E su Twitter c’è chi gioisce

A 88 anni è morto a Milano Emilio Riva, patron dell’Ilva. Lo storico proprietario del siderurgico di Taranto (e più in generale di un gruppo leader mondiale nell’acciaio) era malato da tempo. Aveva acquistato l’impianto tarantino dall’Iri venti anni fa.Troppo fresco forse il ricordo del disastro ambientale di Taranto per avere un atteggiamento equilibrato. Da molti trapela infatti il rimpianto che alla fine non abbia pagato per le sue presunte responsabilità giudiziarie. C’è chi come @Zebbolo si chiede ad esempio se il figlio Fabio da quasi un anno e mezzo latitante parteciperà ai funerali. Chi come @redtaras si dice pronto a stappare champagne. O chi come @Listaof sostiene che abbia preferito morire piuttosto sto che vedere il primo maggio di Taranto.

Riva era ai domiciliari a seguito dell’inchiesta sul disastro ambientale a Taranto che, secondo l’accusa, sarebbe stato causato dall’Ilva. Per Riva è stato chiesto il rinvio a giudizio con altre 52 persone. Oltre ai figli Fabio e Nicola figurano anche il governatore della Puglia Nichi Vendola, e i vertici vecchi e nuovi del siderurgico prima del commissariamento, un assessore regionale (Lorenzo Nicastro), un deputato ed ex assessore della Puglia (Nicola Fratoianni), consiglieri regionali, l’ex presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, e il sindaco del capoluogo ionico, Ippazio Stefàno. Il prossimo 19 giugno si terrà l’udienza preliminare per decidere su un eventuale processo.- Il decesso del patron dell’acciaio è stato confermato anche dal rinvio di un delicato incontro sindacale in programma a Taranto. L’azienda, infatti, avrebbe dovuto avviare in mattinata la trattativa con i rappresentati di Uilm Uil, Fim Cils, Fiom Cgil e Usb per affrontare due questioni: l’eventuale temporanea fermata di alcuni impianti produttivi (causa crisi) e la vertenza delle 52 guardie giurate che rischiano la mobilità. Il vertice si è tenuto nel pomeriggio con l’avvio della solidarietà per 2.500 dipendenti ricorrendo al «taglio» di un’ora al giorno per ciascun lavoratore. A ruota, nelle settimane successive, saranno coinvolti altri 2.500 addetti per un totale di 5 mila.

Con la scomparsa di Emilio Riva si conclude un ciclo dell’imprenditoria italiana nata dal disfacimento dell’Iri. Quella della siderurgia è stata una favola il cui epilogo è finito nei tribunali. In particolare, fatale per la tenuta del gruppo (ma sicuramente non nel periodo iniziale) è risultata la campagna di acquisizione dell’Italsider conclusa nel 1995. Eppure Riva a soli 28 anni fondò la Riva & C insieme al fratello Adriano, commercializzando rottami ferrosi, destinati alle acciaierie del Bresciano. L’Ilva ora è commissariata ed è sotto la gestione di Enrico Bondi. Il gruppo siderurgico è presente in Italia e all’estero attraverso 24 unità produttive – Italia (17), Francia (4), Tunisia (2), Grecia (1) – e nel 2013 ha prodotto complessivamente 5,7 milioni di tonnellate di acciaio, a fronte di una autorizzazione alla produzione annua di 8 milioni di tonnellate. Il 25% circa della produzione è stata esportata all’estero. A fine ottobre scorso il gruppo Ilva contava 16.200 dipendenti diretti e 10-12 mila nell’indotto.

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