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Dl Irpef, dubbi tecnici su Irap e Bankitalia

Dubbi del Senato sul dl Irpef. I tecnici del Servizio Bilancio di Palazzo Madama, come loro tradizione, hanno passato a raggi X il decreto e la relazione tecnica che lo accompagna, evidenziandone ambiguità e punti controversi e chiedendo appositi chiarimenti al governo. Il primo riguarda il minor gettito calcolato dal taglio dell’Irap che potrebbe essere stato finora sottostimato. La relazione tecnica lo stabilisce in poco più di 2 miliardi di euro, ma a venire a mancare nelle casse dello Stato potrebbe essere un importo più consistente«. »La quantificazione di minor gettito contenuta nella relazione tecnica, – si legge nel dossier – pari a 2.059 milioni in ragione d’anno, corrisponde all’8,3% rispetto alle entrate del 2014 indicato dal predetto Bollettino delle entrate (24.813 milioni); tale percentuale è sensibilmente inferiore a quanto previsto dalla normativa, dato che le variazioni in riduzione vanno dal 9,52 al 10,53%, a seconda del settore di attività. Per questo motivo, si ritiene che gli effetti di minor gettito derivanti dalle disposizioni in esame possano verosimilmente attestarsi su importi più significativi di quelli esposti in relazione tecnica«. I tecnici del Senato però – assicura Edoardo Fanucci (Pd) – »si mettano l’anima in pace: le coperture per il decreto Irpef ci sono e tutte le stime sono state fatte in maniera prudenziale, con attenzione al singolo euro«. Di altro avviso Silvio Berlusconi. »Gli 80 euro che ha dato« Renzi »li ha dati con una mano, la sinistra, ma dall’altra parte li ha presi da 31 milioni di artigiani, lavoratori autonomi, soprattutto pensionati, col risultato che chi riceverà gli 80 euro quando dovrà pagare le imposte sulla casa o sugli interessi dei risparmi che ha in banca, perderà quattordicesima e tredicesima«. C’è poi, tra le altre, la questione, fortemente criticata dal mondo bancario, relativa alla ‘tassà sulle quote Bankitalia. Il dl prevede che la tassazione sulle plusvalenze derivati alle banche e alle assicurazioni dalla rivalutazione delle quote Bankitalia passi dal 12% al 26% e non sia più corrisposta in tre rate ma in un’unica soluzione. Ma il passaggio potrebbe presentare, secondo i tecnici, profili di incostituzionalità. »Repentini mutamenti del quadro normativo potrebbero finire per definire la tassazione postuma di una ricchezza non più attuale – scrivono – ovvero non garantire quell’esigenza di anticipata conoscenza da parte del contribuente del carico fiscale posto sulle proprie attività economiche, con conseguente possibile violazione di precetti costituzionali«. In attesa dell’iter parlamentare del provvedimento, notizie positive per i conti pubblici arrivano intanto sul fronte del fabbisogno, che prosegue nel trend di miglioramento. Grazie a maggiori incassi fiscali, tra i quali gli introiti dell’imposta di bollo sugli strumenti finanziari, dell’Iva e delle accise, ad aprile è stato pari a circa 10.100 milioni, contro gli 11.333 milioni di aprile 2013. Nel primo quadrimestre dell’anno il fabbisogno complessivo si è attestato a circa 41.800 milioni, con un miglioramento di circa 6.200 milioni rispetto allo stesso periodo del 2013.

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