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Franzoni vorrebbe tornare a Cogne. Gelo del sindaco

«Sento il bisogno di tornare in quella casa. Non sarà facile, perchè è dove Samuele ha vissuto felice e dove è stato ucciso. Non voglio rinnegare quei ricordi, non voglio perderli. Ho voglia di tornare lì, perchè stare lontano è come voler dimenticare… Non posso permetterlo: non è giusto». Annamaria Franzoni, condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele, ucciso nella casa di Cogne, lo ha detto in uno degli incontri con il prof. Augusto Balloni, incaricato dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna di stilare una perizia dopo che la donna ha chiesto la detenzione domiciliare per assistere Gioele, il figlio minorenne. Dal dissequestro, il 23 marzo 2013, la villa di Montroz è tornata in possesso di Stefano Lorenzi, marito di Annamaria. Da allora l’immobile è disabitato. Ma dalla Valle d’Aosta il sindaco di Cogne, Franco Allera, riferendosi appunto al desiderio della donna di tornare nella villetta, ha spiegato che «con tutto quello che è successo, che ha detto su tante persone, è chiaro che almeno una parte della gente non l’accoglierebbe certo bene». Perchè «ciò che ha detto su tante persone ha lasciato un segno, degli strascichi. A Cogne la vicenda ha fatto solo del male». Nella sua perizia, Balloni ha concluso che Franzoni presenta «condizioni di pericolosità sociale», ma non ha affrontato nello specifico il tema della recidiva di omicidio. Martedì scorso il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha chiesto ulteriori approfondimenti. I magistrati hanno fissato una nuova udienza per il 24 giugno e hanno chiesto al perito di chiarire meglio se le «condizioni di pericolosità sociale» cui fa riferimento l’elaborato possano essere, e come, legate alla reiterazione del reato di omicidio: va sviscerato appunto se esiste il rischio di recidiva. Tra due mesi deciderà quindi se concedere o meno alla donna di scontare il resto della pena a casa, a Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino bolognese, dove la famiglia si trasferì dopo il delitto. Le considerazioni espresse da Annamaria Franzoni durante le sedute con il perito sono state rese note durante la puntata di ieri sera di ‘Quarto Gradò su Retequattro. «Ho sempre respirato da mia madre un senso materno molto forte. Lo stesso che ho io, perchè sento come priorità, come donna, la famiglia». «Non ho mai pensato alla carriera. Quello che mi gratifica di più e mi fa stare bene è tenere la casa, stare con i miei figli, stare con mio marito, fargli trovare quel calore materno di moglie. Penso sia lo scopo della vita. Quello che ho respirato a casa mia è questo: la normalità dei figli, la dedizione». «Penso a quella mattina – dice ancora Franzoni – cerco di ricordare se durante il percorso di ritorno posso avere visto qualcosa in più, un’ombra, qualcosa, qualsiasi cosa. Io per prima mi sono messa in discussione, perchè in quei momenti sei fragile e tutti ti dicono: ‘sei stata tu!’» ha affermato la donna. «I miei sentimenti li conosco: io darei la vita, ho dato la vita ai miei figli, non l’ho tolta… Sono un genitore, pretendo la verità, la giustizia. Chiederò aiuto a chiunque, perchè lo devo a Samuele, ai miei figli, a mio marito. La mia vita è dedicata solo a quello. Il bello è stato quello che abbiamo vissuto lì: quello è il nostro vivere, è la nostra casa, io mi sento sempre fuori casa».

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