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La Roma si arrende. E prende quattro gol dal Catania

Totti è tornato al gol. Ma non è servito a nulla

La Roma interrompe la striscia di vittorie, fermandosi a 9, e consegna lo scudetto alla Juve, il terzo consecutivo di Conte che non deve nemmeno la partita casalinga di domani sera contro l’Atalanta: la cerimonia allo stadio Massimino, dove il Catania si prende la soddisfazione di battere i giallorossi che perdono per la terza volta in questo torneo e con il punteggio più pesante: 4 a 1, risultato che fa salire la formazione di Pellegrino al penultimo posto e che le permette di andarsi a giocare la salvezza domenica prossima a Bologna.

Zanzi, Baldissoni, Fenucci e Sabatini: tutto il managment di Pallotta è in tribuna. Ma per Garcia, campionato finito già da sabato, prima di partire per la Sicilia. Il gruppo raccoglie il messaggio e si chiama fuori dal campionato, straordinario per il record di punti e il ritorno in Champions grazie al secondo posto. Izco segna due volte: mai De Sanctis, fin qui, aveva incassato due reti prima dell’intervallo. Totti segna a Catania, dove la Roma non vince dal 1970: un’altra primizia, perché qui il capitano era ancora a digiuno (l’unico stadio di A in cui deve ancora far centro resta Reggio Emilia). Sono 235 le sue reti nella classifica all time e questa è l’ottava stagionale.
Il francese fa uscire Taddei, perché la fascia sinistra è fragile con lui e Dodò, e passa dal 4-3-3 al 4-2-3-1, inserendo Gervinho, escluso dopo 23 gare di fila da titolare. L’atteggiamento dei giallorossi non cambia. Nella ripresa i gol di Bergessio e Barrientos rendono il viaggio più amaro. La difesa, con 23 gol, è ancora la migliore del campionato (con la Juve, però). Garcia non nasconde la sua delusione e ora vuole il riscatto contro la Juve: perdere ci sta, ma non in questo modo.

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