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LEGA/ La “prima” di Salvini a Pontida contro tutti

È stata una Pontida elettorale, la prima di Matteo Salvini segretario della Lega. Contro l’euro, sul quale Salvini vuole che le Europee del 25 maggio siano «un referendum» per uscirne subito, schierato con le destre radicali come il Fn di Marine Le Pen. Ma una Pontida, quella di oggi, anche contro il governo di Matteo Renzi e, in particolare, contro il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, accusato di non gestire l’immigrazione: «Angelino, se non lo sai fare dimetti e cambia mestiere», ha urlato il leader leghista dal palco incitando le migliaia di militanti presenti sul pratone a fischiare all’indirizzo del leader di Ncd. Una Lega ‘contrò tutti, dunque, che si è ritrovata compatta in un rinnovato spirito movimentista un anno dopo le tensioni fra le varie anime venete consumate proprio davanti al palco nel 2013. E dopo gli scandali che hanno costretto a rinfrescare in fretta l’immagine del movimento di via Bellerio. Sul palco c’erano anche sei dei secessionisti arrestati il mese scorso, accolti da lunghi applausi: un simbolo per i tanti che sono arrivati a Pontida con bandiere e striscioni indipendentisti, fra cui un tricolore italiano con una banana al centro. Salvini ha mantenuto le tradizioni del raduno, ha fatto parlare prima di lui i governatori Roberto Cota (uscente in Piemonte), Luca Zaia (Veneto) e Roberto Maroni (Lombardia), sotto la scritta ‘Un’altra Europa è possibilè e davanti allo slogan ‘Basta eurò. Poi è stata la volta di Umberto Bossi, il presidente fondatore che a Pontida è sempre accolto come un padre: «La Lega può sbagliare ma sa riprendersi – è stato il messaggio del Senatur -. Siamo abbastanza umili da sapere quando abbiamo sbagliato e abbastanza forti da poterci rinnovare». Ma quando è stato il suo turno, per il discorso conclusivo, si è capito che Salvini ha finito anche per personalizzare il raduno, confessando anche di non averci «dormito la notte» per l’emozione. Il segretario è salito sul palco (con il tablet in mano) e non ha parlato come gli altri dietro al leggio, ha invece camminato avanti e indietro davanti al suo popolo, facendosi a un certo punto circondare da un gruppo di bambini per spiegare che il suo è un progetto per il futuro. E quando i militanti lo hanno incitato ‘Matteo, Matteò, li ha fermati, «sennò il megalomane di Firenze (il premier Renzi, ndr) pensa che Pontida sia per lui». Applausi, per lui, e fischi per il capo del governo. Ora c’è da pensare alle Amministrative ma soprattutto alle Europee, con campagna anche al centro e sud Italia, per non scendere sotto la soglia del 4% che i sondaggi dicono superata. «In questi 20 giorni – è stato l’appello – vi chiedo uno sforzo, parliamo con i rassegnati: chi sta a casa il 25 maggio avrà la responsabilità enorme di togliere il futuro ai nostri figli. Il 25 maggio non saranno elezioni ma un referendum fra il passato del partito unico dell’euro, che va da Renzi a Berlusconi a Grillo». E che lo chiamino pure populista, perchè «meglio populista che fesso», ha detto Salvini: «Preferisco la Le Pen alla Merkel che ha massacrato la nostra economia con una moneta sbagliata».

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