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Al via il congresso della Cgil. Camusso al governo: dovete cambiare

Una sfida di cambiamento al governo: è quella che arriverà dal XVII congresso della Cgil, che si apre domani a Rimini, sotto la guida di Susanna Camusso. E che porrà come questione prioritaria, come «strategia centrale», il lavoro, da creare, da difendere, da valorizzare. Da cui bisogna ripartire per uscire dalla crisi. Camusso aprirà domani mattina la tre-giorni dell’appuntamento nazionale (953 delegati, 1600 invitati e 200 ospiti), con la sua relazione introduttiva, che oltre ad affrontare i temi considerati più urgenti (lavoro, appunto, e con esso diritti, giovani e precari) non mancherà di tornare anche sui rapporti governo-sindacato (attesa la replica alle parole del premier Matteo Renzi, «il sindacato non mi fermerà», ma anche sul dl lavoro, già fortemente criticato, e che proprio domani arriverà in Aula al Senato). All’assise non parteciperà il presidente del Consiglio e a rappresentare il governo domani sarà il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per l’apertura del congresso; mercoledì ci sarà il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, domani invece a Parigi per la riunione dei ministri del Lavoro dell’Ocse. L’assenza di Renzi «non è certo simbolo di rispetto per le grandi organizzazioni dei lavoratori», commenta Camusso. «Cambiare», dice, sarà il messaggio che il congresso manderà al governo. Un congresso che, rimarca, «ha l’obiettivo di riproporre il lavoro come strategia centrale e il cambiamento delle politiche nazionali ed europee». Svolgendosi «a sei anni dall’inizio della crisi non ha precedenti» vista la «situazione economica più facilmente paragonabile ad un periodo post-bellico più che ad altre stagioni», è un congresso «importante». Ma non facile neppure nei rapporti interni. A chiedere il cambiamento è anche il leader della Fiom, Maurizio Landini, ma rivolgendosi al sindacato stesso: «Che ci sia la necessità di un cambiamento democratico del sindacato è fuori discussione», dice in una intervista a Repubblica. Ribadendo la richiesta di una legge sulla rappresentanza, afferma soprattutto di non vedere, «ad oggi, le condizioni perchè il congresso si concluda unitariamente». Landini è infatti pronto, dopo lo ‘strappò sul Testo sulla rappresentanza (firmato a gennaio da Camusso insieme ai leader di Cisl, Uil e Confindustria), a presentare un documento ‘alternativò, con la cosiddetta «lista del 3%», raccogliendo cioè il 3% di firme della platea congressuale e non votando il documento unitario inizialmente sostenuto, «Il lavoro decide il futuro», di cui è prima firmataria Camusso che dà il titolo al congresso stesso e che ha raccolto, nell’iter congressuale, la quasi totalità dei consensi. Landini compreso.

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