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Decreto lavoro, via libera dal Senato con la fiducia, i grillini si incatenano

Via libera dell’aula del Senato alla fiducia posta dal governo sul Decreto Lavoro. I voti a favore sono stati 158 e i contrari 122 (281 i presenti in Aula, 280 i votanti). Il testo su cui l’esecutivo ha incassato la fiducia, che contiene le modifiche frutto della mediazione tra le forze di maggioranza, ritorna ora all’esame della Camera, che deve convertire il decreto in legge entro il 19 maggio.

Un voto preceduto dalla bagarre al Senato, ancora una volta scatenata dal Movimento Cinque Stelle. In Aula, nel corso delle dichiarazioni dei gruppi sulla fiducia al Dl Lavoro, i senatori grillini hanno indossato magliette con la scritta “Schiavi mai”, occupando i banchi. I parlamentari pentastellati si sono addirittura incatenati e ammanettati tra di loro.
La seduta è stata momentaneamente sospesa. “Oggi”, ha detto la senatrice M5S Nunzia Catalfo, “non ci muoviamo e ci dovrete portare via con la forza”.

“Ora vado a cercare i fabbri e in un modo o nell’altro uscirete di qui”, ha risposto il presidente dell’Assemblea Roberto Calderoli (video), “no ai spogliarelli con quei fisici”. Dopo pochi minuti, però, la protesta è rientrata e così sono riprese le dichiarazioni di voto. Il testo del dl Lavoro – che introduce parecchie novità come le sostanziose penali (ma non l’assunzione obbligatoria) per chi sfora il tetto del 20 per cento dei dipendenti a tempo determinato, nuove norme sull’apprendistato e il limite di rinnovo di cinque contratti, sempre a tempo determinato, nell’arco di tre anni – è arrivato al Senato dopo le modifiche in Commissione Lavoro di Palazzo Madama che hanno recepito le richieste dei partiti minori della maggioranza, soprattutto del Nuovo Centrodestra. Modifiche criticate da sindacati e sinistra Pd, che invece, precedentemente, alla Camera erano riusciti a far votare un testo diverso da quello iniziale del governo (tra le modifiche, il limite di rinnovo di cinque contratti in tre anni, anziché otto). Testo che però non era piaciuto a Ncd e Sc, che, a loro volta, avevano subito chiesto modifiche al Senato. Alla fine, dopo la sintesi in Commissione a Palazzo Madama, si è giunti a una “buona mediazione”, secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

LA SCHEDA / IL DL LAVORO DOPO LE MODIFICHE DEL GOVERNO

I numeri al Senato. Considerato piuttosto scontato il “sì” dei senatori dell’Ncd (per Alfano l’ultima versione del decreto “ha tanto Marco Biagi”) e di Scelta Civica, i maggiori problemi per il governo (che al Senato ha una maggioranza piuttosto risicata, di una decina di voti) sarebbero potuti venire dalla minoranza di sinistra del Pd, che però al suo stesso interno sembra divisa, visto che l’ex ministro Cesare Damiano ha lodato il testo uscito dalla Commissione in Senato, a differenza, per esempio, di Stefano Fassina. Alla fine il decreto è stato però approvato con un’ampia maggioranza.

La reazione dei sindacati. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, era stata durissima sul Dl Lavoro, in particolare sulla sua ultima versione: “Peggiora un testo che era già costruito male, creerà sempre più precarizzazione”. Anche Raffaele Bonanni della Cisl non è stato tenero: “Il governo se ne frega dei lavoratori”. Ma Angeletti (Uil): “Ok al decreto, le penali sono buoni deterrenti”.

Forza Italia e Lega Nord: “Gioco al ribasso”. “Un altro voto di fiducia e un altro testo inadeguato. Il decreto lavoro emendato in commissione è frutto di un compromesso al ribasso su un progetto che partiva insufficiente e che invece di ridare la speranza, la toglie a chi non trova lavoro e a chi l’ha perso”. Queste le dichiarazioni a caldo la senatrice di Forza Italia, Anna Maria Bernini. Ugualmente critica la Lega Nord: “Nuova prova di arroganza del premier. Questo esecutivo nulla ha fatto per semplificare l’entrata nel mondo del lavoro, anzi ha pensato bene di sanzionare le aziende in modo da sfiduciarle ulteriormente sulle assunzioni”, secondo i senatori leghisti Emanuela Munerato e Stefano Candiani.

Il M5S: “Abolita la democrazia”. “Il ministro Boschi arriva inaspettatamente in aula in Senato per presentare, in barba a tutto il lavoro svolto in Commissione e in Parlamento, un maxi emendamento su cui il governo chiederà la fiducia sul job act rinominato ‘precari act'”, aveva invece detto Maurizio Buccarella, capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama. “Ancora una volta il Parlamento”, ha continuato Buccarella, “viene espropriato di ogni funzione, hanno abolito la democrazia e il dibattito parlamentare”.

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