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Preso il nuovo “mostro di Firenze”, l’incubo è finito

Arrestato l’uomo accusato di essere il maniaco della donna crocifissa: “Sono finito”. Si chiama Riccardo Viti, ha 55 anni, fa l’idraulico. Gli inquirenti sono arrivati a lui grazie all’intuizione di un agente e alle testimonianze di alcune prostitute. L’incubo del nuovo mostro di Firenze è finito.”Sono finito. Ormai non mi salva nessuno”, così, una mano sulla fronte, seduto in un ufficio della questura. Riccardo Viti, idraulico di 55 anni, è stato arrestato questa mattina all’alba, nella sua casa di Firenze non lontano dall’ospedale di Careggi. Secondo la polizia sarebbe lui il maniaco delle prostitute che ha ucciso Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena, morta per le sevizie, sotto un viadotto dell’Autostrada A1 a Ugnano, alla periferia della città. Questa mattina gli investigatori della squadra mobile hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto, un minivan bianco parcheggiato in strada, accanto alla caserma dei carabinieri in via Locchi. La compagna dell’uomo lavora all’ospedale di Careggi che si trova a poche centinaia di metri da lì, è un indizio importante. La donna, straniera, si occupa di pulizie. Le braccia di Cristina Zamfir erano state legate a un palo con un nastro adesivo proprio col marchio dell’ospedale fiorentino e parte delle indagini hanno approfondito gli accertamenti su quel reperto.

Viti, interrogato in questura e ha confessato davanti al pm Paolo Canessa che ha coordinato le indagini su questa vicenda che comincia nel 2006 con il primo caso di una prostituta legata, violentata e abbandonata nuda da un uomo. Da allora sono almeno sei i casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.
Sono in corso anche gli accertamenti per verificare la corrispondenza dei dati biologici con le tracce del Dna isolate dal Racis dei Carabinieri in alcuni precedenti casi simili, dove le vittime erano sopravvissute. All’identificazione dell’uomo, gli investigatori sono arrivati rapidamente grazie alle descrizioni raccolte da numerose prostitute che si sono imbattute in questa persone. La pista che ha portato a Viti sarebbe stata imboccata grazie a un agente delle volanti che dopo l’omicidio di Cristina Zamfir, lo scorso 5 maggio, si è ricordato di un intervento effettuato un anno fa per una lite fra un cliente e una prostituta in cui il cliente era a bordo di un minivan bianco, un Doblò.

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