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Renzi e Grasso litigano sui tecnici del Senato

Botta e risposta a distanza tra il premier Matteo Renzi e il presidente del Senato, Pietro Grasso. Tema del ‘contendere’ le perplessità sollevate dai tecnici di palazzo Madama sul decreto Irpef e, in particolare, sulle coperture delle norme sull’Irap.

Questa mattina il presidente del Consiglio, intervenendo a La telefonata su Canale 5, ha attaccato il Servizio Studi del Senato, bollando le considerazioni dei tecnici come “false”: “Le previsioni del Senato sono tecnicamene false”, ha affermato. “Abbiamo chiesto al Senato, e ai tecnici del Senato, alcuni sforzi. Per esempio abbiamo detto che se mettiamo un tetto agli stipendi dei manager di 240mila euro dovrebbero farlo anche al Senato. Hanno risposto? A me no”.

A stretto giro la replica di Grasso che, intervenuto già stamattina a favore delle riforme istituzionali, si schiera a difesa dell’autonomia dei suoi tecnici: “Mi faccio assolutamente garante dell’autonomia e dell’indipendenza degli uffici di Palazzo Madama”, dice il presidente del Senato e aggiunge: “In particolare del servizio del Bilancio che da 25 anni, nei confronti di tutti i governi, fornisce analisi finanziarie approfondendo con attenzione i dati che accompagnano tutti i provvedimenti legislativi, analisi che possono suscitare dibattiti sul piano tecnico e reazioni sul piano politico, ma mai accuse di falsità nè sospetti di interessi corporativi o addirittura personali”.

“L’unico faro dell’ufficio bilancio è il pieno rispetto dell’articolo 81 della nostra Costituzione”, aggiunge il presidente riferendosi alla norma che impone che qualsiasi legge finanziaria abbia idonea copertura. E conclude: “Ricordo che il Senato è una istituzione che merita rispetto e non un carrozzone come definito da qualcuno”.

Dall’opposizione si leva la voce critica del vicepresidente del senato, il leghista Roberto Calderoli, che propone di querelare il capo del governo: “La misura è colma. Chiedo al presidente del Senato e all’ufficio di presidenza di Palazzo Madama di presentare formale querela nei confronti del premier Matteo Renzi, differentemente lo farò io stesso in qualità di senatore e vice presidente del Senato”

Va giù duro anche il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, che non lesina stilettate al premier, definendo la posizione assunta dal leader Pd un “fallo di reazione e di disperazione del presidente del Consiglio nei confronti del Senato della Repubblica. Con la coscienza sporca e senza scrupoli istituzionali”.

Ma critiche al premier arrivano anche dal suo stesso partito. A prendere posizione è Stefano Fassina: “Il servizio Bilancio del Senato, come il servizio corrispondente della Camera, è un’istituzione di eccellenza, elevata professionalità e indipendenza. Sono gravi i continui attacchi del presidente del Consiglio a una istituzione decisiva per l’autonomia del Parlamento”. Per Fassina quelli di Renzi “sono attacchi portati, tra l’altro – sostiene – non sulla base di elementi di merito ma in riferimento a una presunta volontà vendicativa da parte di una istituzione che, come sempre, si limita a fare professionalmente il suo lavoro”.

Il premier sempre a La telefonata ha poi affrontato la questione dei conti pubblici, dicendosi convinto che “le stime basse” per prudenza del governo “saranno smentite”. Da Firenze, inoltre, il premier ha garantito che l’esecutivo “ripsetterà i vincoli di bilancio”, pur chiedendo all’Ue che le regole siano cambiate, ha quindi difeso l’Europa, “è la soluzione non la causa dei problemi”, definendo “sconclusionato” chi predica la necessità di uscire dall’euro. Insomma, per il premier “far crescere l’Italia non può passare per l’uscita dall’Europa”. Infine, un passaggio sull’Expo, dopo gli arresti di ieri: “L’Expo è un appuntamento importante che noi difenderemo e che sarà un successo per l’Italia”.

Quanto alle previsioni sulla crescita Renzi ha aggiunto che “saranno smentite. Lo scommetto. Sono un mare magnum dove ciascuno di noi fa la sua parte. Ieri Moody’s ha detto che l’Italia può crescere fino al 2 per cento. Altro che 0,5%. Ma l’importante sono i posti di lavoro, tutto il resto sono chiacchiere dei politici”, dice il presidente del consiglio su Canale 5 a proposito delle stime di crescita sull’italia.

“L’Italia, insieme solo alla Germania – continua Renzi – rispetta i parametri europei del 3%, e di questo “bisogna essere consapevoli e orgogliosi”. La discussione del 3% “mi risulta un po’ falsa e ipocrita a livello europeo -aggiunge – E’ tutta su dei numeri e dei parametri, non sulla realtà dei fatti. L’Italia vuole un Ue che dopo il fondo salva-Stati, il fondo salva-banche, inizi a fare qualcosa per salvare le famiglie”.

In merito poi alla violenza tra le avverse tifoserie e ai fatti dell’Olimpico di sabato scorso, il premier chiama in causa il leader del M5s: “Grillo, ieri nel comizio di Napoli, ha detto che lui avrebbe fischiato l’inno nazionale all’Olimpico, ma lo fa solo per prendere i voti dei tifosi napoletani, ma la stragrande maggioranza di loro sono persone perbene”. “Credo che bisogna essere molto duri con chi delinque – sostiene Renzi – perchè l’immagine di sabato non è calcio. Le società devono pagare l’ordine pubblico”. E alla domanda se già dal prossimo campionato le società di calcio pagheranno per garantire l’ordine pubblico, Renzi chiosa: “Non faccio annunci choc”.

Quanto al ruolo dell’Italia nell’Ue, il premier si è detto convinto che l’Ue sia “un destino comune dal quale non è possibile sottrarsi”.

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