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EXPO/ Parlano gli atti, la “cupola” tentò di fare affari con la Provincia

Aveva cercato di fare ‘affarì anche con gli appalti gestiti dalla Provincia di Milano il terzetto Frigerio-Greganti-Grillo. È quanto emerge da una intercettazione agli atti dell’inchiesta che giovedì scorso ha portato in carcere i tre insieme a Sergio Cattozzo, esponente ligure dell’Udc, al manager di Expo Angelo Paris e all’imprenditore Enrico Maltauro. Per la vicenda l’ex dg di Ilspa, Antonio Rognoni si è visto recapitare a casa un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. A testimoniare le intenzioni della «cupola» è una conversazione tra Frigerio e Cattozzo del 5 marzo dell’anno scorso. I due, si legge in un passaggio del provvedimento firmato dal gip Fabio Antezza, «fanno il punto degli incontri: venerdì con il dg di Autostrade». Frigerio aggiunge «che lo presenterà come l’uomo di Podestà (Guido, presidente della Provincia non indagato, ndr) a Benaglia (Direzione Generale della Provincia) il quale dovrà parlare di tutte le cose che fa per la Provincia, ad esempio i palazzi, le scuole ecc. e di conseguenza le pulizie». L’ex parlamentare Dc prosegue spiegando «che gli presenterà Benaglia (non è indagato, ndr), che hanno portato loro lì, e poi se la vedrà lui». Dunque la «cupola» avrebbe voluto fare affari anche con i ‘servizì di competenza di palazzo Isimbardi ed allargare i suoi interessi oltre l’Expo, Sogin e la sanità. Tutto ciò forte dei rapporti, magari in parte anche millantati, con il mondo politico a tutti i livelli e di tutti gli schieramenti. Nelle conversazioni intercettate molti sono i nomi citati dagli indagati: dall’ex premier Silvio Berlusconi, all’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, dagli agli ex ministri Cesare Previti e Claudio Burlando fino all’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani e all’attuale ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi. Dalla carte dell’indagine pare che Greganti, pur rimanendo nell’ombra, non abbia mai spezzato i legami con la sinistra (e con le Coop), che Grillo senatore del Pdl fino al 2013 abbia avuto contatti ovunque, così come Frigerio che per giunta sarebbe stato il punto di riferimento per le gare nella sanità. A questo proposito i pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, nella loro richiesta di custodia cautelare in carcere, scrivono che «i rapporti fiduciari sul piano politico di Gianstefano Frigerio», con l’assessore Mario Mantovani e il direttore generale Walter Bergamaschi – nei loro confronti non è stato ravvisato alcun rilievo penale – e con il predecessore di quest’ultimo, costituiscono però «la base della influenza illecita, per così dire l’ ‘avviamento illecitò, a disposizione della associazione criminosa nel campo sanitario». E che «proprio lo sviluppo di tali rapporti attesta le capacità di influenza di Frigerio (…), la pericolosità del sodalizio criminoso e, al contempo, rende ragione della costante propensione di molti direttori di aziende ospedaliere nel rivolgersi» all’ex parlamentare Dc, «per richiedere un sostegno rispetto a loro esigenze di carriera». Un’influenza che Frigerio ha tentato di costruire anche sostenendo «sul piano elettorale il senatore Mario Mantovani» in quota al Pdl e ora Fi, durante la campagna elettorale regionale del 2013. Inoltre dalle carte dell’indagine, per dimostrare che la «protezione» e l’«intervento» della politica non solo sarebbe servita alla «squadra» per assicurare avanzamenti di carriera ai pubblici ufficiali complici, ma anche per garantire a questi ultimi i posti chiave in modo da poter mandare avanti gli «affari», spunta l’episodio che ruota attorno alla «guida di Sogin», su cui, per dirla con le parole di Cattozzo «occorre fare la guerra». Infatti, la richiesta di arresto dei pm riporta una intercettazione del 20 maggio 2013 in cui Cattozzo aveva raccontato a Frigerio di aver appena saputo da Grillo della voce che «Verdini e Matteoli starebbero indicando Saglia (ex sottosegretario, ndr) con il quale il loro amico Nucci non andava d’accordo». Dell’argomento l’ex esponente della Dc aveva assicurato di avere «già parlato con Gianni Letta (dal quale sarebbero andati anche Matteoli e Verdini che hanno però più influenza di Grillo), con Cesare Previti che sarebbe già andato a parlare con Fedele Confalonieri e – prosegue l’atto – che una ‘tornatà su Silvio Berlusconi l’aveva già fatta». L’ex segretario regionale Udc «non usa mezzi termini – continua il documento – per ribadire che occorre far la guerra su questa vicenda perchè sopra a Saglia ci sono Verdini e Matteoli e aggiunge che… ‘e i due toscani gli affari se li fanno lorò». Tutte vicende queste che domani con gli interrogatori di garanzia nel carcere di Opera alcuni degli arrestati, come Grillo e Maltauro, hanno intenzione di chiarire.

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