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EXPO/ Rettighieri nuovo dg al posto di Paris

Nessuna marcia indietro sull’Expo. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, arriva a Milano per ribadire con forza la centralità dell’appuntamento dopo l’inchiesta sugli appalti e gli arresti: «Non ci lasceremo rubare il futuro dai ladri. Chi ruba va fermato ma non si fermano le opere, si fermano i ladri». E ancora: «Sono qui, a dispetto dei sondaggi – aggiunge – per dire che il governo farà la sua parte. Non bisogna mollare, bisogna vincere la sfida dell’Expo».
Intanto il commissario Giuseppe Sala ha annunciato il nome del successore di Angelo Paris, arrestato nei giorni scorsi: Marco Rettighieri sarà il nuovo direttore generale costruzioni di Expo.
Per il premier – che ha presieduto una riunione nella sede dell’Expo, assieme al presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, alla guida del team legale che affiancherà la società nella valutazione e nella gestione degli appalti – Expo «deve diventare fiore all’occhiello» del Paese, perché «se vinciamo la sfida dell’Expo facciamo l’Italia. Se ci tiriamo indietro – ha messo in guardia Renzi – magari non saremo l’Italietta, ma non saremmo più coerenti con i nostri valori. Milano è un punto di riferimento per l’intero Paese, grazie a tutti coloro che non mollano e ci credono. L’Expo è una strepitosa opportunità».
renzi, tuttavia, non ha dubbi: «Saremo operativi nel rispetto di tutte le scadenze perché vogliamo arrivare in tempo». Il presidente del Consiglio, che ha voluto incontrare gli imprenditori milanesi, ha anche affrontato il tema delle inchieste giudiziarie e dei conseguenti arresti, assicurando di «non sottovalutare quanto è successo», anzi «provo un senso di sbigottimento e amarezza a vedere indagati e nomi che tornano da un passato che sembrava archiviato». Le parole e le decisioni assunte dal premier trovano il pieno plauso del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Ho condiviso molto sia la scelta di Cantone sia della task force, ora occorrerà accendere un faro ancora più luminoso su tutti questi fatti e sulle procedure: siamo convinti che ad aprile prossimo l’Italia si presenterà con una vetrina completamente trasparente e pulita e con un buon risultato», ha spiegato il titolare del Viminale. Il governatore lombardo, Roberto Maroni, condivide l’incarico affidato a Cantone, ma chiede gli siano assegnati «più poteri». Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, l’Expo «è una occasione importantissima: non può e non deve fallire».
Nel percorrere a piedi il tratto di strada che lo separava dalla sede dell’incontro, Renzi si è imbattuto nei militanti del Lega che presiedono un gazebo in via Dante fermandosi a stringere loro la mano. Un gruppo di attivisti dei comitati per la casa a Milano, a poche decine di metri dalla sede dell’Expo ha protestato contro il premier. Il gruppo – in tutto una trentina di persone – si è avvicinato alle transenne, bloccato dagli agenti in tenuta anti-sommossa, e srotolato uno striscione con scritto `Sgomberiamo Renzi´. `Stop sfratti sgomberi e pignoramenti´, si legge sui cartelli branditi. Sotto accusa la priorità data dal premier nella sua visita e la scelta «di metterci la faccia per ripulire dalla mafia come fossero tutti amici suoi, mentre in Parlamento si discute un job act che cancella ogni tipo di diritto sul lavoro». I contestatori hanno urlato frasi come “Expo è una truffa” ed esposto cartelli con la scritta “una solo grande opera, casa per tutti”.
E mentre il leader cinque stelle si prepara a parlare a Milano, sul suo blog appare un post dal titolo “L’Expo e il gioco dei quattro cantoni”. Al centro degli strali di Grillo Raffaele Cantone, responsabile dell’Autorità anti corruzione scelto dal premier per sovrintendere i lavori sull’Expo 2015, garantendo trasparenza. «Un signore che ha la responsabilità dell’autorità anticorruzione e che sulla corruzione dell’Expo non ne sapeva nulla. A che pro prende quindi lo stipendio e a cosa serve l’autorità anticorruzione?». «Nel gioco dei quattro cantoni, oltre a Cantone, – continua Grillo – c’è un commissario che si chiama Sala che – è indignato e sorpreso dal comportamento dei suoi collaboratori. È come se il commissario Maigret durante le sue famose inchieste avesse sempre come collaboratori dei ladri e non se ne accorgesse e gli venisse confermata la fiducia». «Il terzo cantone è pieno di vecchi compagni e di trafficanti di soldi pubblici trasformati in tangenti. Ci sono, tra gli altri, il compagno Q, detto Quagliotti, il compagno G, detto Greganti, che si è fatto la galera pur di non mandare in galera i percettori delle sue tangenti (…) Nell’ultimo cantone ci sono gli innominabili di cui tutti sanno i nomi: i politici, quelli che la politica non c’entra nulla con i ladri dell’Expo». Poi ritorna sul no all’Expo. L’esposizione «è un furto aggravato e continuato, il 90% degli appalti e dei subappalti è già stato assegnato. L’unica cosa da fare è fermarlo».

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