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Lazio, Olimpico in festa a 40 anni dal primo scudetto

Un tripudio biancoceleste. Quella andata in scena stasera allo stadio Olimpico non è stata soltanto la festa per il 40esimo anniversario del primo scudetto biancoceleste, vinto dalla Lazio di Maestrelli. È stata la festa dell’orgoglio laziale, di un popolo che ha riempito l’impianto capitolino come non succedeva da anni, soprattutto in questa stagione in cui i rapporti tra il presidente Claudio Lotito e gran parte della tifoseria sono ai minimi storici. Inevitabile, quindi, che si sia trasformata nell’ennesima puntata della contestazione all’attuale patron. «C’è solo un presidente, un presidente c’è solo un presidente», e «Cragnotti caccia Lotito», hanno intonato gli oltre sessantamila tifosi presenti al passaggio di Sergio Cragnotti sotto una curva Nord ribattezzata per l’occasione «Gabriele Sandri». Ma di «Di Padre in Figlio», è stata soprattutto la celebrazione dei campioni che, il 12 maggio di 40 anni fa, grazie al successo sul Foggia con un gol di Chinaglia su rigore, conquistarono un tricolore unico e irripetibile. Rigore ripetuto stasera da suo figlio Giorgio Jr mentre lo stadio intonava il coro «Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia». «Banda ’74: pazzi, rissosi, indomabili… laziali!», ricordava lo striscione esposto in curva Maestrelli. In campo, dirette dall’ex arbitro Longhi, si sono sfidate le tre Lazio più amate nella storia: quella del ’73-74, appunto, quella del -9 che evitò nel 1987 il baratro della Serie C e quella scudettata del 2000. Ovviamente a squadre miste: il capitano Wilson e suo figlio, Oddi, il figlio di Re Cecconi, Chinaglia Jr, Pulici padre e figlio, il figlio di Frustalupi, D’Amico; in quella del -9 Peruzzi, Gregucci, Piscedda, Caso, Sosa, Corradi, Dabo; in quella del 2000, Nesta, applauditissimo, Marchegiani, Negro, Favalli, Couto, Mihajlovic (indicato da molti come successore di Reja,che ha comunque ancora un anno di contratto), Stankovic, Signori, Casiraghi, Mancini, Fiore. In panchina, invece, sono tornati a sedersi Materazzi, assieme a Massimo Maestrelli e Stefano Lovati. E poi, ancora, Fascetti e Papadopulo. La formazione del 2000, invece, è stata affidata a Rossi, Janic, Eufemi e Pagni. Ad accogliere i laziali c’era anche il presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi. Soltanto bordo campo, invece, per Ledesma, Radu e Keita, scelti per rappresentare la Lazio di oggi. A fini statistici a vincere è stata la Lazio 2000 che ha battuto quella del ’74 con un gol dalla distanza di Stankovic, unica rete della serata. Ma a vincere è stato la Lazio; quella della polisportiva rappresentata in tutte le sue sezioni, a partire dai paracadutisti che prima del fischio d’inizio sono atterrati sul manto verde dell’Olimpico; quella dei padri e dei figli uniti, quella dei ricordi. Il presente, invece, è ben diverso. Il futuro è da ricostruire. L’Olimpico indica la strada: «Chi non salta della Roma è». E chissà che il nuovo allenatore non sia sceso in campo stasera. (

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