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Dl Casa, maggioranza in confusione, lunedì la fiducia

La conferenza dei capigruppo ha fissato i tempi per il voto alla Camera sul dl Casa dopo che per tre volte la maggioranza non è riuscita a raggiungere il numero legale sulla proposta del Pd di interrompere la discussione sul provvedimento. Si è convenuto sul ritiro degli iscritti dalla discussione generale, in modo tale che adesso non è più necessario il numero legale.

Poco dopo, il governo ha posto la fiducia sul Dl Casa in base al “testo uscito dalla commissione, identico a quello già approvato dal Senato” ha precisato il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Secondo il calendario fissato, la fiducia sarà votata lunedì 19 maggio, alle 16 le dichiarazioni di voto, dalle 18 inizierà la chiama. Il voto finale sul dl Casa alle 14,30 di martedì 20, con dichiarazioni di voto finali programmate in diretta tv a partire dalle 12,30.

La Camera verrà quindi convocata nei primi due giorni della prossima settimana e si ridurrà a quattro giorni la pausa dei lavori che avrebbe dovuto precedere il voto delle Europee per la campagna elettorale.

La mediazione in capigruppo è stata raggiunta quando il Pd ha ritirato la richiesta di chiusura anticipata della discussione generale, mentre i gruppi di opposizione hanno ritirato gli iscritti in massa a parlare. Questo, dunque, il passaggio che sblocca l’impasse in cui era piombata l’Aula dopo i tre tentativi falliti di votare la richiesta del Pd.

La prima volta erano mancati 7 voti e la seduta è stata sospesa. Alla ripresa, poco dopo le 17, alla maggioranza era andata addirittura peggio, con il numero legale mancato per 17 deputati. A norma di regolamento, il vicepresidente Luigi Di Maio aveva aggiornato la votazione alle 18,10. Ma, ancora una volta, il numero legale non era stato raggiunto per 10 voti. Veniva dunque convocata la conferenza dei capigruppo, con l’obiettivo di decidere il calendario dei lavori per le votazioni del Dl Casa.

Il Pd aveva richiesto di interrompere la discussione generale sul decreto, prodromica all’apposizione della fiducia sul provvedimento, quando gli iscritti a parlare erano ancora un’ottantina e circa 200 emendamenti presentati. Cogliendo le assenze tra i banchi dei deputati Pd e quelli di Forza Italia dopo la prima votazione, Movimento 5 stelle e Sel non erano più rientrati in aula in modo da far mancare ancora il numero legale.

La paralisi aveva messo a serio rischio di decadenza il dl Casa, licenziato dal Senato due giorni fa e con “scadenza” fissata per il 27 maggio.

Le misure del dl Casa. Relatrice in Aula è la deputata Pd Raffaella Mariani, che ha riassunto i passaggi più importanti del provvedimento per l’emergenza abitativa: l’aumento di 100 milioni di euro al Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione e di 225,92 milioni di euro al Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli; il finanziamento di iniziative comunali e regionali; l’aggiunta della costituzione di fondi di garanzia; disposizioni per accelerare da un lato il processo di definizione delle nuove regole di alienazione delle “case popolari” dall’altro per concedere contributi per l’acquisto di tali alloggi; l’istituzione di un Fondo per la concessione di contributi in conto interessi sui finanziamenti per l’acquisto degli alloggi di proprietà degli IACP; un Programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica; una disciplina per impedire che chi occupi abusivamente un immobile possa chiedere la residenza o servizi.

“Vanno sottolineate inoltre – ha aggiunto Mariani – le misure che dispongono che i redditi derivanti dalla locazione di alloggi sociali di nuove costruzioni, o per i quali siano realizzati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini delle imposte sui redditi, né alla formazione del reddito ai fini IRAP nella misura del 40 %; le agevolazioni fiscali per il triennio 2014-2016 per i conduttori di alloggi sociali adibiti ad abitazione principale, che per le modifiche del Senato interverranno sulla disciplina delle detrazioni IRPEF spettanti per le ristrutturazioni edilizie, ed ancora che un articolo stabilisce l’applicazione, per il quadriennio 2014-2017, di un’aliquota ridotta al 10% (in luogo del 15%) per la cosiddetta ‘cedolare secca’ per i contratti a canone concordato stipulati nei maggiori comuni italiani”.

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