| categoria: economia

Finmeccanica, è l’era di Moretti. Pansa: nave tolta dalle secche

In Finmeccanica inizia l’era di Mauro Moretti. Mentre Alessandro Pansa lascia piazza Monte Grappa dopo aver guidato la fase «più complicata» per il mix di «circostanze esterne e interne» affrontate nell’ultimo anno, un delicato processo di riassetto e risanamento gestito in anni di economia in crisi; è stato un 2013 «di straordinaria transizione» per il gruppo: un passaggio di consegne che l’a.d. uscente ha sottolineato in assemblea rivendicando «l’orgoglio» per il lavoro fatto e per i «benefici» che «in condizioni di continuità si potranno vedere nei prossimi 18-24 mesi» Ma l’assemblea dei soci del gruppo dell’aerospazio e difesa segna anche una nuovo stop, come accaduto per l’Eni, alla stretta sui requisiti di onorabilità per i consiglieri di amministrazione che l’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni avrebbe voluto introdurre nelle controllate dal Tesoro. Hanno prevalso i sì, con il 66,10% dei presenti, ma non si è raggiunto il quorum previsto in sede straordinaria: così hanno vinto ancora investitori istituzionali, fondi e banche, che non vedono di buon occhio un inasprimento su ineleggibilità e cause di decadenza (comprese, nella proposta che non è passata, anche condanne non definitive e rinvii a giudizio per determinate ipotesi di reato). Dibattito acceso in assemblea: «Giusto, non non si possono affidare a un pretore le sorti di una grande società», è la sintesi di un piccolo azionista. «Una vergogna, venderò tutte le azioni», protesta un altro. Rinnovato il cda, l’ex numero uno delle Ferrovie Mauro Moretti ha ricevuto le deleghe di capoazienda alla prima riunione del board. E si è insediato nell’ufficio dell’amministratore in Piazza Monte Grappa. Si apre così anche l’attesa per la successione al vertice di Fs. Pansa, applaudito in assemblea, lascia sottolineando «passione, trasparenza, coraggio» con cui sono stati affrontati «rilevantissimi problemi»: il gruppo ha gestito un «processo di ristrutturazione, riassetto e risanamento», ha avviato «un cambiamento molto consistente ed in un tempo breve». Finmeccanica «era una nave sulle secche», dice l’a.d uscente agli azionisti accennando così al delicato momento in cui aveva preso le redini; oggi «è stata rimessa in grado di navigare in mare aperto», forse non «di correre per il nastro azzurro» ma sicuramente «di affrontare una competizione che in giro per il mondo si fa sempre più agguerrita». I fari si accendono ora sul passaggio di consegne, e su eventuali cambi di strategia. A partire dal dossier aperto sul futuro del comparto trasporti, con la ricerca di un partner internazionale per AnsaldoBreda e AnsaldoSts così destinati al deconsolidamento dal gruppo. Scelta difesa come la più opportuna da Pansa, che passa però il testimone: «Ogni cda è sovrano, non c’è un monopolio delle idee, sarà il tempo a dire quale è la scelta giusta». E Mauro Moretti potrebbe anche pensarla diversamente, visto che come a.d di Ferrovie si era schierato in difesa di una filiera italiana per l’industria ferroviaria. Anche lo scorso marzo, presentando il Frecciarossa 1000 acquistato da Fs, e realizzato proprio da Ansaldo Breda (oggi una zavorra per i conti del gruppo Finmeccanica) con Bombardier, aveva ammonito: «se mettiamo tanti soldi in una industria nazionale vorremmo che rimanesse tale, perchè altrimenti potremmo già andare a comprare i treni in Giappone».

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