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Liquidazioni d’oro agli ex supermanager: lo Stato pagherà 23 milioni di euro

Sarà anche possibile mettere un tetto agli stipendi della pubblica amministrazione. Ma non c’è limite che tenga quando si tratta delle società pubbliche quotate in Borsa. Non solo per gli stipendi, che possono continuare a superare la «soglia Quirinale», i 240 mila euro lordi l’anno appena fissati dal governo Renzi. Ma nemmeno per i maxiassegni staccati al momento di dirsi addio. Mettendo insieme le quattro grandi società quotate che hanno appena cambiato guida – Eni, Enel, Terna e Finmeccanica – gli ex amministratori stanno per incassare una somma che si aggira sui 23 milioni di euro.

Il consiglio d’amministrazione di Finmeccanica ha deciso che l’azienda verserà all’ex amministratore delegato Alessandro Pansa 5,45 milioni di euro. Nel suo caso si tratta di un’indennità «compensativa e risarcitoria», che si somma ad altre voci più piccole come le competenze di fine rapporto. Pansa era in Finmeccanica da 13 anni. Dal febbraio del 2013 era diventato amministratore delegato rinunciando al compenso e aveva sperato nella conferma da parte del governo Renzi. Un percorso che, evidentemente, ha pesato nella decisione del cda. Le associazioni Federconsumatori e Adusbef parlano di «ennesima vergogna», calcolano che quell’assegno è «pari alla retribuzione annua di mille precari».

Ma nella speciale classifica delle liquidazioni d’oro il primo posto spetta ad un altro manager, Paolo Scaroni, fino ad un mese fa alla guida dell’Eni. Il suo assegno supera di poco gli 8 milioni di euro ed è composto da più voci. Due quelle più corpose: 3,2 milioni di euro come bonus fisso sia in caso di scadenza anticipata sia di fine mandato; altri 2,2 milioni come clausola di non concorrenza, cioè come impegno a non lavorare per un anno in aziende rivali anche se l’intesa riguarda solo Europa e Nord America. L’ex amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, dovrebbe incassare un assegno da 7 milioni di euro. Una stima in questo caso, perché dati ufficiali ancora non ci sono e potrebbe arrivare nell’assemblea dei soci della prossima settimana. All’ultimo posto della graduatoria, ma pur sempre con un assegno milionario, c’è l’ex manager di Terna, Flavio Cattaneo. Per lui è in arrivo una «spettanza da lavoro dipendente» da 2,4 milioni di euro. Nessun bonus vero e proprio nel suo caso, nessuna buonuscita per il suo ruolo da amministratore delegato. Ma due annualità di un pezzo del suo stipendio, quello che prendeva da direttore generale. Fuori dal conto dei 23 milioni restano le Poste, società pubblica ma non quotata. All’ex numero uno Massimo Sarmi spetterebbe da contratto un assegno da sei milioni di euro. Ma, almeno per ora, il cda ha preso tempo.

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