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VATICANO/ Papa, sofferenza non è valore. Ma non rassegnamoci

«La sofferenza non è un valore in sè stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto». Lo ha detto il Papa nella udienza ai «Silenziosi operai della croce» e al «Centro volontari della sofferenza», ricevuti nella aula Paolo VI. Papa Francesco ha invitato ad affrontare la sofferenza non «con inerzia e rassegnandosi», e neppure con una «reazione della ribellione e del rifiuto». «Gesù – ha commentato – ci insegna a vivere il dolore accettando la realtà della vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza: è l’amore che trasforma ogni cosa». Papa Francesco ha ricordato la esperienza di malattia vissuta da bambino dal beato Luigi Novarese (1914-1984), cui si ispirano i Volontari della sofferenza oggi radunati nella aula Palo VI. «La sua personale esperienza di sofferenza – ha detto – vissuta nell’infanzia, lo rese molto sensibile al dolore umano». Novarese, che, piemontese di nascita, nella sua vita ha anche lavorato presso la Segreteria di Stato vaticana e poi alle dipendenze della Conferenza episcopale italiana, a nove anni era stato colpito da una gravissima forma di tubercolosi ossea, ma a 17 anni era uscito dall’ospedale completamente guarito. Tra l’altro fu proprio un 17 maggio, cioè nella stessa data di oggi, che i medici dimisero Novarese dall’ospedale, certificandone la guarigione dalla tubercolosi ossea. A partire dagli anni Cinquanta, Novarese dedicò tempo ed energie a promuovere la visione della centralità del malato, soggetto e portatore di diritti e dignità. Avviò anche un progetto di pastorale per i disabili, volto a combattere il loro stato di emarginazione sociale. L’esempio di Novarese è servito a papa Francesco per spiegare che Gesù accoglie tutto il pianto e il dolore dell’uomo perchè li ha vissuti per primo, ma dicendo «beati quelli che sono nel pianto», Cristo «non intende dichiarare felice una condizione sfavorevole e gravosa della vita. La sofferenza – ha rimarcato – non è un valore in sè stessa», piuttosto da Cristo si può imparare a «viverla con l’atteggiamento giusto». «Le sofferenze sono da una parte scandalo della fede», ha detto, ma dall’altra sono «verifica della fede». I volontari oggi ricevuti da papa Bergoglio hanno partecipato a un pellegrinaggio a Roma, in occasione del centenario della nascita di Novarese, e a un anno dalla beatificazione di questi. «Prima di darvi la benedizione – ha detto papa Francesco al termine del suo discorso ai malati e volontari – vi invito tutti voi a pregare la Madonna, nostra madre, lei sa, lei conosce le sofferenze e ci aiuta sempre nei momenti più difficili». Dopo la sua meditazione sul senso della sofferenza, il Pontefice ha prima salutato i cardinali Giuseppe Versaldi e Salvatore De Giorgi, poi si è trattenuto una decina di minuti a stringere le mani e scambiare battute con i presenti.

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