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Cannes, l’inferno di Hollywood visto da Cronenberg

David Cronenberg

Applausi per la tragedia hollywoodiana Maps To the Stars di David Cronenberg, stasera alla prima stampa del Festival di Cannes dove il film corre per la Palma d’oro. Un lavoro del regista canadese dove la realtà si confonde con la fiction e le fiction, dove gli incesti non sono affatto rari, si compiono omicidi e dove si vive solo e comunque per un pò di notorietà. Dove ogni cosa poi è un additivo per sopportare una vita invivibile se non si è sotto i riflettori e dove anche i morti risorgono come negli horror. Una Hollywood, infine, confusa, piena di droghe colorate da vivere come in una playstation. Il film ha un’impianto corale. C’è la ricca famiglia Weiss con il padre Stafford (John Cusack) analista che ha fatto fortuna con i suoi manuali di auto-aiuto; la madre Christina (Olivia Williams) alle prese con la carriera del figlio Benjie, 13 anni, attore bambino e superstar tra gli adolescenti. Uno dei clienti di Sanford poi, Havana Segrand (Julianne Moore), è un’attrice non più giovanissima e in crisi che sogna di girare un remake del film che ha reso la madre, Clarice, star insuperabile negli anni ’60. Ora la mamma è morta, ma le visioni di lei perseguitano Havana di notte. In questo disastro familiare si aggiunge il fatto che Benjie è appena venuto fuori da un programma di riabilitazione in cui era entrato quando aveva nove anni e che sua sorella, Agatha (Mia Wasikowska), è stata recentemente rilasciata da un istituto psichiatrico dove è stata curata per piromania. Non solo. Che quest’ultima abbia trovato lavoro come assistente di Agatha e abbia intrecciato una relazione amorosa con Jerome Fontana (Robert Pattinson) autista di limousine e aspirante attore. E che, infine, quest’ultimo si trovi a fare sesso con Agatha proprio nella sua spaziosa auto. Insomma, in questo film di Cronenberg nulla sta al suo giusto posto. Non si parla d’altro che di cure, pillole e social network. E questo per continuare a stare su una scena dove tutto è possibile. Non a caso frase cult di questo film che parla, ovviamente, non solo di Hollywood, è quella che dice uno suoi personaggi: «L’inferno è solo un mondo senza droghe».

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