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GIRO D’ITALIA/ Canola beffa tutti, “io faccio il ciclismo pulito”

In attesa di capire se quella di Rigoberto Uran è vera gloria anche in alta montagna (alla Agliè-Oropa di domani l’ardua sentenza sulla maglia rosa), il ciclismo azzurro riscopre la faccia pulita di Marco Canola autore della fuga vincente che spariglia i piani dei velocisti e nega a Bouhanni il poker in volata nella 13/a tappa. Il varesino della italiana Bardiani, al Giro grazie a una wild card, parte in fuga con i due compagni che gli faranno compagnia fino alla fine: il venezuelano Jackson Rodriguez e il francese Tulik, più altri due corridori (il colombiano Romero e il belga Dockx cui si aggiunge successivamente il russo Belkov). Una fuga cominciata pochi chilometri dopo la partenza da Fossano, quella dei sei, che la grandine a 30 km dall’arrivo non ferma, e che il gruppo sottovaluta tentando il ricongiungimento quando ormai è troppo tardi per impedire al 25 enne vicentino di battere allo sprint i due compagni di fuga e di tagliare per primo il traguardo di Rivarolo Canavese con 11« sul gruppo regolato in volata da Bouhanni su Nizzolo e Viviani. Sa di favola a lieto fine la storia di questo ragazzo che da juniores era considerato una promessa prima che il passaggio al professionismo, e la morte del padre, ne segnassero il cammino. »Da giovane – racconta – avevo conquistato sette successi e avevo fatto buone cose anche al primo anno da dilettante. Poi ho perso mio padre (cui ha dedicato la vittoria, ndr) e ho dovuto fare i conti con tanti ostacoli. Mi sono ritrovato grazie alla vicinanza delle persone giuste e in particolare di mio cugino Nerino Bordin (fratello dell’olimpionico Gelindo) che è stato come un fratello per me. Oggi ho avuto anche fortuna, ma quante volte in passato mi hanno ripreso ai 200 metri…«. La vita lo ha segnato cambiandone il modo di vedere le cose: »Prima ero più cinico, ora sono più generoso con i compagni. Ho capito che contano i risultati, ma ancor di più essere una brava persona«. Il coraggio non gli fa difetto. Quando l’anno scorso al Giro emerse la positività di Danilo Di Luca, Canola non le mandò a dire, e oggi ci mette la faccia nel riaffermare il suo no al doping: »Io sono la prova che il ciclismo è veramente cambiato«. Testimonial di uno sport »dove si curano i dettagli, dalla dieta alla posizione in bici«. E di un’idea da portare avanti »quella di un ciclismo pane e acqua«. Dopo la tappa di oggi in classifica non è cambiato niente, ma la frazione di domani, con tre grandi salite e l’arrivo al santuario di Oropa, promette nuovi scossoni. Rigoberto Uran, che deve difendere 37» su Evans secondo, dovrà difendersi dagli attacchi degli scalatori: Quintana, Pozzovivo e Fabio Aru, al cui fianco ci sarà ancora Michele Scarponi. Da Agliè a Oropa, è il primo di una serie di arrivi in alta montagna che decideranno le sorti del Giro. Ed è anche l’ennesimo omaggio del Giro a Marco Pantani. Qui il Pirata mise a segno un’impresa memorabile nel 1999 quando, costretto a fermarsi a 10 km dall’arrivo per il salto della catena della bici, riuscì a rientrare sugli avversari e a vincere per distacco. Paragoni col passato che Uran preferisce evitare: «È una bella salita, ogni giorno è importante, ma mancano ancora tante tappe». Forse il Giro non si vince domani, ma qualcuno lo può perdere.

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