| categoria: politica

Election day Ue, incognite da euroscetticismo e affluenza

Segnali di bassa affluenza alle urne e attesa per il possibile tsunami euroscettico sull’ Europarlamento, mentre il voto europeo fa i conti con l’attentato antisemita di Bruxelles, «un monito» alla vigilia delle elezioni, secondo il Congresso ebraico mondiale. Chiuso il voto nei sette paesi che lo hanno anticipato (Olanda e Gran Bretagna giovedì, Irlanda ieri, Repubblica Ceca, Malta, Lettonia e Slovacchia oggi) domani sarà l’election day europeo per gli altri 21 membri dell’Unione, con l’Italia che chiuderà le urne per ultima, alle 23. Solo da quel momento cominceranno ad essere diffusi i dati più attendibili. Per ora gli exit poll pubblicati hanno «letto» un sorprendente flop euroscettico in Olanda, dove gli xenofobi del Pvv di Wilders sarebbero arretrati rispetto al risultato europeo del 2009, ed in Repubblica Ceca, dove – con un’affluenza di appena il 20% degli elettori – avrebbero vinto gli europeisti del partito Top 09 dell’ex ministro degli esteri Schwarzenberg. In Gran Bretagna non sono stati pubblicati sondaggi sulle europee, ma il voto era abbinato alle locali in Inghilterra e Irlanda del Nord. Il dato finale dà la maggioranza dei comuni ai laburisti, che aumentano il loro peso di 338 seggi comunali, registra la caduta dei conservatori (meno 231), il crollo dei lib-dem (meno 307) e l’enorme crescita degli euroscettici «duri e puri» dell’Ukip di Nigel Farage. Che se anche non conquista alcun sindaco, si ritrova con ben 161 consiglieri comunali. Gli osservatori sono pronti a scommettere che l’effetto sul voto europeo della Gran Bretagna, che elegge 73 eurodeputati (come l’Italia), sarà ancora più forte. «Ora siamo veri ‘competitor’» ha detto il leader Ukip, che da sempre sogna un posto a Westminster e pensa già alle politiche del 2015. Gli equilibri del prossimo Parlamento europeo cominceranno a delinearsi solo domani sera dopo le 20, quando arriveranno gli exit poll dei paesi maggiori. In Germania (96 seggi) il voto chiuderà alle 18, come in Francia che manda a Strasburgo 74 deputati e dove il Front National della Le Pen è dato per possibile primo partito del paese. In Spagna (54 deputati) invece si chiuderà alle 20 ed in Polonia (51) alle 21. Il previsto testa a testa tra i popolari del Ppe ed i socialisti dello S&D si definirà però solo con i risultati finali, che arriveranno nelle prime ore di lunedì E da quel momento cominceranno due trattative parallele: una per la formazione dei gruppi, l’altra per la nomina del presidente della Commissione europea. La composizione dei gruppi sarà un processo più lungo ed importante di quanto non ci si possa attendere. Nel Parlamento europeo i deputati indipendenti hanno prerogative legislative estremamente limitate: non possono essere scelti come relatori dei dossier (tranne casi particolari), non partecipano alla distribuzione delle cariche nelle Commissioni ed anche per presentare un semplice emendamento devono avere la controfirma di altri 40 parlamentari. A complicare il quadro, il fatto che i singoli parlamentari hanno scelta autonoma del gruppo, indipendentemente dal partito di appartenenza. Caso di scuola, quello dell’italiana Susy De Martini: entrata in Parlamento all’inizio del 2013 come eletta nel Pdl in sostituzione di Mario Mauro, si è iscritta non nel Ppe ma tra i conservatori dell’Ecr.

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