| categoria: politica

Draghi striglia i governi, avete causato boom della disoccupazione giovanile

Pronta ad agire già la prossima settimana, la Bce si dice sicura di riuscire a far risalire l’inflazione dell’Eurozona in area 2%. Ma richiama alle proprie responsabilità anche quei governi che hanno causato una disoccupazione giovanile record rendendo «flessibili» solo i giovani, condannati a una disoccupazione record. Mario Draghi, stuzzicato sulla promessa a fare «qualunque cosa sia necessaria» che salvò l’euro due anni fa, torna a parlare direttamente ai 400 milioni di elettori del Parlamento europeo che, dice, è tutt’altro che bloccato dopo l’esito del voto: «appare invece capace di giocare un ruolo costruttivo». E nel rompere l’atmosfera compassata e accademica del primo simposio delle banche centrali organizzato proprio dalla Bce, Draghi si rivolge anche ai giovani, in alcuni Paesi colpiti da una disoccupazione record in Paesi come Spagna, Portogallo o Italia. «Deve esserci qualcosa – dice intervistato durante una tavola rotonda accanto al collega messicano Agustìn Carstens – che ha reso difficili alcuni mercati del lavoro». La risposta, spiega, «è complessa ma uno dei motivi è che tutti quei Paesi hanno cambiato la normativa sul lavoro all’inizio degli anni 2000 introducendo maggior flessibilità solo per gli ultimi a entrare» nel mercato del lavoro, con «incredibili livelli di flessibilità per i giovani». Il risultato, spiega il presidente della Bce, è «che la crisi ha colpito i giovani che sono stati i primi ad essere licenziati», complice anche un sistema educativo spesso ai livelli più bassi nelle classifiche dell’Ocse. Una sferzata ai governi a fare la loro parte: «devono essere i primi», esorta Draghi, a muoversi contro la mancanza di crescita e sul risanamento delle banche in difficoltà che contribuiscono alla bassa inflazione. Draghi, concludendo le riunioni a Sintra, non si tira comunque indietro sulle responsabilità della Bce. «Siamo consapevoli dei rischi di un periodo troppo lungo di bassa inflazione», ma «sono fiducioso, riporteremo l’inflazione vicina, ma al di sotto del 2% come da mandato», promette. Draghi rifiuta l’idea, vagheggiata dall’economista e premio Nobel americano Paul Krugman, di alzare il tasso d’inflazione obiettivo della Bce al 5% dal 2% attuale: «non voglio neanche pensare» cosa significherebbe per la Germania un’inflazione media nell’Eurozona al 5%. E replica a chi rimprovera alla Bce di essere in ritardo di fronte a un’inflazione allo 0,7% contro l’obiettivo di medio termine del 2%: «la Bce è simmetrica nella sua reazione Abbiamo avuto a lungo un’inflazione sopra il 2% quando i prezzi petroliferi salivano». A una settimana dal consiglio che probabilmente taglierà i tassi e potrebbe introdurre nuove misure anti-deflazione, Draghi promette comunque che la Bce è pronta a fare «tutto quello che è fattibile in base al suo mandato». E si sofferma su un tema, quello degli acquisti di cartolarizzazioni (Abs), titoli che impacchettano prestiti bancari a famiglie e imprese e che la Bce potrebbe acquistare liberando capitale di rischio nelle banche, e inducendole così a prestare maggiormente all’economia. Una misura che guarda soprattutto alle piccole e medie imprese che, ricorda Draghi, «fanno l’80% dell’occupazione nell’Eurozona e dunque giocano un ruolo importante». Mentre i tecnici ci lavorano e i mercati s’interrogano su quando potrebbe arrivare la potenziale iniezione di centinaia di miliardi di liquidità nel sistema, la Bce si prepara a pubblicare venerdì un nuovo paper con la Banca d’Inghilterra «sui problemi che abbiamo identificato e la linea di azione» possibile per rivitalizzare gli Abs. Per i mercati è un richiamo, anche se tutto avverrà gradualmente: Draghi si aspetta che, fra problemi tecnici e normative da rivedere (rese molto rigide dalla risposta globale alla crisi dei subprime Usa), ci vorrà circa un anno per rilanciare il mercato degli Abs.

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