| categoria: sanità

Appalto truccati al Policlinico di Modena, 63 indagati

Il denaro «illecito» transitava da enti in apparenza dediti alla ricerca e alla promozione scientifica, ma poi, secondo gli inquirenti, finiva a destinatari ben precisi, ovvero a chi aveva il potere per truccare gli appalti in materia di lavori edili, servizi e forniture di apparecchiature mediche. È una nuova bufera, dopo quella dell’operazione ‘Camici sporchì legata alle sperimentazioni cardiologiche sui pazienti e ancora in attesa di un esito giudiziario, quella che si è abbattuta all’alba sul Policlinico di Modena. Stavolta si chiama ‘Last business’ l’operazione condotta sulla struttura modenese dai carabinieri del Nas in collaborazione con i nuclei territoriali dell’Arma. I numeri rendono bene le proporzioni dello scandalo scoperchiato dall’indagine coordinata dalla procura di Modena: 63 indagati, tra cui l’ex direttore generale del Policlinico Stefano Cencetti, un milione e mezzo di euro sequestrati preventivamente su diversi conti correnti, 70 carabinieri all’opera per compiere 24 distinte misure cautelari su depositi in sedici province di otto regioni, oltre a dieci perquisizioni domiciliari. Non meno pesanti le accuse che a vario titolo riguardano le decine di indagati per fatti successivi al 2007, tra cui gli ex collaboratori di Cencetti e anche dei professionisti: associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e riciclaggio. Il sistema delle tangenti, come riferito dagli inquirenti, era «complesso e macchinosamente strutturato» per eludere i sospetti dopo che gli assegnatari dei lavori edili e delle forniture venivano individuati in maniera diretta, «senza rispetto dei principi della libera concorrenza e della scelta del contraente in violazione delle norme del Codice degli Appalti». Sulla carta, il denaro versato in un primo tempo sarebbe servito per organizzare convegni o per sponsorizzare enti no profit creati ‘ad hoc’ e fornitori di servizi in ambito scientifico e di ricerca. Ma intervenivano poi false fatturazioni che di fatto facevano approdare la tangente da società colluse – tre quelle perquisite stamani – ai reali destinatari. In particolare, il denaro veniva trasferito sul conto corrente di un poliambulatorio di proprietà della consorte di uno degli indagati. «È evidente che in questa vicenda la Regione Emilia-Romagna e l’intero Servizio sanitario regionale sono parte lesa, ed in quanto tale ci tuteleremo in ogni sede, nel rispetto delle tante persone che lavorano onestamente nelle nostre strutture sanitarie e della qualità dell’assistenza che ci viene universalmente riconosciuta – ha dichiarato in una nota l’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti -. I fatti che vengono contestati, riferiti alla precedente gestione del Policlinico di Modena, prefigurano, qualora venissero accertati, responsabilità gravi e fortemente lesive per l’immagine di integrità dell’intero sistema sanitario regionale». Quanto l’operazione ‘Last business’ rischi di compromettere l’immagine del Policlinico di Modena, è evidente nelle parole dell’attuale direttore generale, Licia Petropulacos: «Qui lavoriamo onestamente e i cittadini possono testimoniarlo – ha detto – purtroppo evidentemente ci sono stati nel passato dei fatti che sono andati in una direzione diversa. Ma questi fatti non hanno nulla a che vedere con le cure che prestiamo oggi al Policlinico».

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