| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Un anno di Marino, pochi risparmi e scarsa produttività

Un anno all’insegna dei risparmi, ma con una produttività inferiore. E con più di un grattacapo. Più ombre che luci per Ignazio Marino, nei primi 12 mesi alla guida di Roma. Il confronto tra il primo cittadino e il suo predecessore Gianni Alemanno è a cura della Uil, che stamane ha presentato il rapporto dell’Eures sul lavoro delle 2 amministrazioni. Il chirurgo dem taglia di 900 mila euro (-28%) le spese della macchina capitolina. Con Alemanno il totale era di 3,2 milioni, con il centrosinistra si scende a 2,3. Tagli che però, come ricorda il segretario romano del sindacato Pierpaolo Bombardieri, si spiega “soprattutto con la riduzione di assessori ed eletti in aula (i primi da 16 a 12 e i secondi da 60 a 48, ndr) imposta dalla spending review del governo Monti”. Ma non calano i dirigenti: i super manager sono 221. Per loro si sfiorano i 25 milioni di euro l’anno. Un costo 10 volte superiore agli organi politici.

Nonostante questo esercito, gli incarichi per consulenze esterne restano: con Marino le nomine scendono da 195 a 96, con un risparmio di 2 milioni. Salgono però gli importi medi per i nominati: con l’ex primo cittadino non si superava il tetto dei 100 mila euro, con l’attuale inquilino di palazzo Senatorio si raggiungono i 130 mila euro lordi annuali in busta paga. Sul fronte della produttività vince invece il centrodestra: in 10 mesi si contano 461 delibere di giunta approvate contro le 266 del centrosinistra, numeri che fanno segnare un -42,3%. Con Alemanno circa un terzo degli atti era per incarichi, per Marino ‘slo’ uno su 5. Mentre ogni assessore licenzia 22 provvedimenti, 28 dell’epoca precedente.

Non migliora la performance del consiglio comunale. L’aula Giulio Cesare tra il 2013 e il 2014 si è riunita 48 volte. Gli eletti in assemblea capitolina hanno lavorato in tutto 30 giorni, 19 in meno del primo anno del centrodestra. Se a questi dati aggiungiamo le riunioni in commissione, i consiglieri raggiungono 19 settimane lavorative. “Il 54,3% in meno rispetto a un dipendente tipo, che in un anno arriva a 42”, fa notare la Uil. Un dato compensato solo in parte dall’incremento delle presenze per le sedute dell’assemblea. La percentuale di assenza si dimezza, passando da 12 a 6 punti. Ma non bisogna dimenticare che nell’ultimo mese i lavori del consiglio sono bloccati dalle Europee.

Per capire questo primo anno di Marino alla guida della Capitale bisogna ripercorrere anche gli scivoloni del sindaco. A partire dal suo esordio: la pedonalizzazione dei Fori imperiali, osteggiata dai commercianti, si è rivelata come solo un blocco alle auto private tra largo Corrado Ricci e il Colosseo. Seguito dalla sgarbo alla comunità Lgbt, con il rifiuto di partecipare al Gay pride, e la mancata approvazione di un registro delle unioni civili che mette in fibrillazione Sel. Dolori anche al capitolo ‘nomine e curricula’. Prima il caso Liporace, chiamato alla guida dei vigili senza avere i requisiti; poi l’incarico di ad di Ama a Ivan Strozzi, costretto alle dimissioni a causa di un avviso di garanzia per associazione a delinquere, finalizzata al traffico di rifiuti.

Non solo. Sul taccuino c’è la lite con il premier Renzi sul Salva-Roma, seguita dalla minaccia di bloccare i servizi della città. E ancora: l’uscita sul salario accessorio dei dipendenti capitolini, definito illegale dalla relazione del Tesoro, i sacchetti che straripano dai cassonetti, il commercio abusivo che non conosce crisi. L’ultimo strappo in ordine di tempo è su Acea. Sulla partecipata del servizio idrico ed energetico il primo cittadino ha imposto i suoi nomi, criticati da tutto il Pd. Adesso il rimpasto di giunta, dopo gli addii di Daniela Morgante (Bilancio) e Flavia Barca (Cultura), con una quadra difficile da trovare. Da più parti, dall’eurodeputato Gasbarra al segretario dem Cosentino, l’invito è di ‘cambiare passo’. Quello del primo anno non ha convinto.
Santo Ianno

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