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SCENARI/ Il giorno degli euroscettici, “faremo danni a Bruxelles”

È il giorno dell’orgoglio euroscettico a Bruxelles. Delle grandi manovre per costruire i gruppi nel prossimo Parlamento europeo. E dello sbarco a sorpresa di Beppe Grillo per un blitz nella capitale europea per un faccia a faccia con Nigel Farage a pranzo in un ristorante del centro, che arriva proprio mentre Marine Le Pen stringe in Parlamento europeo le alleanze anti-euro ed anti-immigrazione con la Lega di Matteo Salvini, il Pvv dello xenofobo olandese Geert Wilders, l’Fpo austriaco che fu di Georg Haider ed ora è guidato da Heinz-Christian Strache e con i nazionalisti fiamminghi del Vlaams Belang. Le Pen e Farage, i leader del Front National e dell’Ukip che hanno terremotato Francia e Regno Unito, divisi da insanabile incompatibilità, sono in lotta come Paris St.Germain e Chelsea nel calciomercato. Loro, invece dei campioni del pallone si contendono gli europarlamentari per costruire due gruppi euroscettici, diversi nei leader ma uniti nell’obiettivo di «far paura» all’Europa, agli eurocrati, al «partito unico». Grillo arriva a Bruxelles alle 10.40 con un volo da Malpensa, dopo che ieri sera un emissario di Farage si era incontrato con Casaleggio. Rientra in Italia alle 15.30. «Stiamo solo sondando», dice al rientro in Italia. «Ci incontreremo ancora nelle prossime settimane», scrive poi sul blog, dove posta un link al comunicato stampa di Farage sull’incontro: «Se riusciamo a trovare un accordo, potremmo divertirci a causare un sacco di guai a Bruxelles», scrive l’inglese, che poi attribuisce al leader M5S la frase: «Siamo Ribelli con una causa e combatteremo con il sorriso». Mentre Grillo rientra a Milano, nella sala stampa del Parlamento europeo strapiena va in scena l’orgoglio euroscettico di Marine Le Pen, che in minigonna nera presenta i suoi alleati: Wilders alla sua sinistra, Harald Vilimski in rappresentanza dello Fpo alla sua destra, poi Gerolf Annemans per i fiamminghi e Matteo Salvini. Che polemizza con Pacifici («fa politica»), si dice a favore di tutti i referendum, «dei veneti come degli ucraini», e definisce l’alleanza come «prima forza seria contro l’inciucione» tra democristiani e socialisti europei. Gli alleati della Le Pen in sala sono solo quattro, ne serviranno almeno altri due per arrivare entro la data limite del 24 giugno al minimo di 7 diverse nazionalità necessarie per poter formare un gruppo nell’Eurocamera, condizione indispensabile per avere un qualsiasi peso nei lavori. Ma Marine si dice sicura che l’obiettivo sarà centrato. «Non siamo affatto preoccupati, vedete le nostre facce sorridenti?». Parla della sua «formidabile vittoria», arrivata nonostante i tentativi «della stampa e degli altri politici di dividerci». Promette che «bloccheremo ogni tentativo di maggiore integrazione europea». Dice che la base comune tra i 5 è il nazionalismo, la rivendicazione del diritto alla sovranità: quindi niente più Schengen, stop all’immigrazione, stop all’euro. Elenca i ‘grandi numerì del suo trionfo, poi esagera: «La vittoria ha già una conseguenza: che il Consiglio ha fatto una riunione d’emergenza perchè ha paura del popolo». Ma il vertice informale dei leader di ieri sera era stato convocato il 30 gennaio.

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