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IL PUNTO/ Paradosso politico, il Pd ha stravinto e rischia di implodere

Paradosso politico, il Pd ha stravinto e rischia di implodere. Partito che perde si ricompatta e cerca di reagire, partito che vince ma che ha troppe anime si divide e la storia finisce in rissa. Sta accadendo nella capitale dove al centro del mirino non c’è più solo il sindaco ma ancheil segretario Lionello Cosentino, eletto con le primarie alla fine dell’anno scorso. Tutto parte da un articolo firmato dall’ex capogruppo (ora deputato) Umberto Marroni, il quale già faceva il guastatore in Campidoglio e oggi non gli sembra vero di poter picchiare sugli ex compagni. Lo ” scollamento tra il sindaco e la città”, è scontato ma l’ignavia del “Pd locale che in questi mesi non è stato in grado di far valere il sentire della città sulle scelte del sindaco”, anche a causa di “una gestione troppo di parte e senza proposte per migliorare l’azione di governo, permettendo che si alimentasse un estenuante e confuso balletto su nomine e rimpasto” è un attacco diretto, unbocciatura inequivocabile di Cosentino,
È bastato poi che l’agenzia Dire raccontasse la nascita di un nuovo triumvirato fondato sull’alleanza tra popolari (Gasbarra) dalemiani (Marroni) e renziani (Bonaccorsi) stretta per le Europee e pronto sia a prendersi il partito, sia a dettare l’agenda a Marino, perché si scatenasse la bagarre. E la fibrillazione interna al Pd. Che, già impegnato in un estenuante braccio di ferro con il sindaco, “non può permettersi di farsi indebolire da un dibattito tanto confuso” avrebbe confidato Cosentino ai suoi. Da qui la contromossa per uscire dall’angolo: “Convochiamo subito l’assemblea del partito e verifichiamo se ho ancora il consenso oppure no”. Una conta. Per far uscire allo scoperto le correnti nemiche. Lo dice chiaro uno dei fedelissimi: “Li voglio proprio vedere questi che, dopo aver preso il 43%, si mettono a sfasciare il partito”.

Un crescendo che alla fine ha costretto i presunti triumviri alla smentita. Il primo è stato Enrico Gasbarra, che dopo aver ricordato storicamente la poca fortuna che ebbero, ha invitato tutti ad “evitare dibattiti sul nulla e concentrarsi a risolvere i problemi dei cittadini”. Seguito a ruota da Lorenza Bonaccorsi che su Fb ha gridato alla “boiata pazzesca” basata su “ricostruzioni inesistenti fatti solo per seminare zizzania”, mentre Umberto Marroni si è affidato a Twitter: “Fantomatica notizia”. Che però per tutto il giorno ha fatto litigare il Pd.

Ha parlato di “ciarpame” l’ex assessore Roberto Morassut, autore di una serie di profezie che a suo giudizio si starebbero avverando: “Sono anni che insisto sull’assenza di una politica concreta del partito a Roma, invaso da tribù che si occupano solo di posti, tessere e preferenze” senza aver mai espresso “uno straccio di idea per la città”. Mentre l’ex viceministro Stefano Fassina ha bacchettato “quei parlamentari che avrebbero interpretato la classifica delle preferenze raccolte nella capitale alle Europee, come fonte di legittimazione per costituire un triumvirato e svolgere una direzione ombra del Pd in città: se qualcuno vuole farlo, chieda il congresso nelle sedi dovute”. È basito, il vicesegretario Luciano Nobili: “Una roba da indignarsi, se non prevalesse il ridicolo”. Con il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti (fedelissimo di Gasbarra e dunque anche lui tirato in ballo nella congiura) che, a sera, prova a mettere la parola fine: “Roma non
ha bisogno di fantomatiche alleanze, congreghe correntizie e chiacchiericci, né tantomeno ne ha bisogno il Pd: alla città serve invece un vero big bang, un’esplosione positiva di governo dalla quale ripartire con entusiasmo, energia e soprattutto unità”. La cosa rischia di andare per le lunghe, quelli del Pd ci sguazzano. E Roma aspetta

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