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Riforme, lunedì l’esame di Bruxelles. Verdetto sul pareggio di bilancio

L’appuntamento cruciale per il governo Renzi è lunedì pomeriggio a Bruxelles quando la Commissione europea pubblicherà le ‘Raccomandazioni specifiche per Paesè, il documento con cui ogni anno passa al vaglio il piano di riforme strutturali consegnato ad aprile dagli Stati per verificare se affronta o meno le debolezze evidenziate da Bruxelles e fa il punto anche sulla tenuta dei conti pubblici e sui progressi verso il pareggio di bilancio, obiettivo che l’Italia ha spostato al 2015. È proprio la richiesta di rinviare di un altro anno il pareggio (il Governo Letta l’aveva già rinviato dal 2013 al 2014) uno dei primi elementi analizzati dai tecnici della DG Ecfin, su cui la Commissione lunedì dovrà dare una risposta. E non guarderà tanto all’ulteriore ritardo, che in sè non è problema, quanto al percorso per raggiungerlo e dunque a quell’aggiustamento strutturale che sembra essersi fermato da due anni almeno, oggetto dei frequenti richiami di Bruxelles. Sulla carta – come si legge nel parere della Commissione sulla legge di stabilità pubblicato a novembre scorso – all’Italia era stato raccomandato un aggiustamento di 0,66 punti percentuali e invece nel 2014 lo sforzo è solo di 0,12. Questo ritardo crea un problema non solo verso il raggiungimento del pareggio (‘obiettivo di medio terminè concordato con la Ue) ma anche verso il rispetto della famosa ‘regola del debitò, che scatta nel 2015 e che imporrà un doloroso taglio (un ventesimo all’anno) della parte eccedente il 60% del nostro debito pubblico (che viaggia verso il 135%) qualora non vi sia un piano di riduzione già in atto. Quindi, per evitare la tagliola nel 2015, il Governo che ha annunciato il rinvio del pareggio e dunque dell’aggiustamento strutturale, dovrà chiedere più tempo. E la Commissione, che a causa del debito elevato aveva messo l’Italia tra i Paesi con squilibri eccessivi, dovrà evitare di lanciare un ‘early warning’, cioè l’avvertimento formale previsto dalla procedura per chi è sotto stretto monitoraggio per gli squilibri macroeconomici. Ma di fronte ad un avanzo primario superiore al previsto, alle privatizzazioni e ad una corposa spending review la Commissione, che da tempo chiede una seria revisione della spesa, potrebbe chiudere un occhio anche se i risparmi dovessero andare momentaneamente a coprire altre misure e non a ridurre il debito. Anche perchè, a lungo termine, se le riforme faranno aumentare la crescita il debito scenderà comunque. Guardando alle riforme messe in campo dal Governo, molte vanno già nella direzione indicata da Bruxelles nelle raccomandazioni dello scorso anno: taglio del cuneo, riforma della pubblica amministrazione, spending review. Mentre con la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ancora molto elevata, Bruxelles potrebbe non accontentarsi degli sforzi per attivare la ‘garanzia giovanì e potrebbe quindi chiedere nuove misure così come sulle liberalizzazioni (professioni, servizi pubblici locali, gas, tlc, trasporti) che chiedeva già nel 2013 e un’attenzione maggiore anche al recupero della competitività

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