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GIRO/ Quintana doma anche il “mostro” e chiude i giochi, oggi la passerella finale

Neanche il più temuto dei mostri per un ciclista, lo Zoncolan, ha cambiato le sorti del Giro d’Italia che ha in Nairo Quintana il suo padrone. Oggi, nella passerella finale di Trieste con arrivo riservato ai velocisti, la maglia rosa salirà sul gradino più alto del podio con il connazionale Rigoberto Uran, secondo, e la rivelazione azzurra Fabio Aru, ottimo terzo. Questo il verdetto, pressochè definitivo, emerso dalla penultima tappa del Giro. Tutti troppo stanchi, con oltre 3000 km nelle gambe, per pensare che il temuto ‘Mostrò, tra le salite più dure d’Europa, potesse ridisegnare la classifica, o potesse essere teatro di un golpe ai danni della maglia rosa: Quintana ha controllato sempre la corsa con i suoi lasciando che i fuggitivi davanti si giocassero la vittoria di tappa che è andata, un pò a sorpresa, al cronoman australiano Michael Rogers, al secondo successo di tappa in questo Giro. «Non è ancora fatta – sottolinea Quintana pregustando la vittoria – manca ancora una tappa. Ma credo che al 99% domani festeggiamo. Penso di aver dimostrato di essere più forte degli altri anche se non ho superato tutti i problemi fisici che ho avuto. Anche oggi non stavo benissimo con la gola e le gambe mi fanno male». Quegli stessi problemi che hanno fatto sì che ‘El Condor’ fosse l’oggetto misterioso del Giro per le prime due settimane in cui si era visto poco o niente. E oggi la maglia rosa rivela che è stato addirittura sul punto di mollare: «È successo sul Gavia, ho avuto un momento di crisi e volevo scendere. Mi ha sostenuto – ricorda – il mio compagno Gorke Izaguirre. Lo devo a lui se poi ho vinto su quella salita così dura». È la tappa del Gavia e dello Stelvio, quella delle polemiche per quell’invito allo stop mal interpretato: «Alla fine – dice – le polemiche mi hanno dato la carica per dimostrare che tutto quello che si è detto di quella tappa non era giusto e mi hanno motivato a dimostrare chi sono». Uran Uran arriva sullo Zoncolan con lui blindando il secondo posto, mentre Fabio Aru, in difficoltà negli ultimi quattro chilometri, cede qualcosa nel finale ma riesce comunque a tenere testa al francese Rolland che lo segue in classifica: il podio è suo. Alla fine tutti contenti, tranne lo sfortunato Manuel Bongiorno. L’italiano della Bardiani era in fuga con il vincitore di tappa Rogers quando, a circa tre chilometri dal traguardo, la spinta di un tifoso lo ha costretto a togliere i piedi dai pedali perdendo metri decisivi. Alla fine è solo terzo, superato anche da Pellizotti, secondo. E le sue dopo l’arrivo sono lacrime di rabbia. Ma Bongiorno non è stata l’unica vittima dei tifosi sulle strade. Anche Rogers si è dovuto difendere con un manata dall’assalto di chi cercava di mettergli le mani sul manubrio. Chi invece ha risolto la questione a modo suo è stato l’olandese Poels che a un tifoso troppo focoso ha strappato gli occhiali gettandoli via. Effetti di qualche bicchierino di troppo in una giornata che ha offerto diversi spunti di folklore: dall’uomo completamente nudo che ha affiancato i ciclisti a quello vestito da sposa. Ultimi botti di un Giro che si conclude domani con il verdetto più scontato, la vittoria di Nairo Quintana. Semplicemente il più forte

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