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Rai, la polemica sui tagli. Si cerca una mediazione

Nel braccio di ferro fra il governo e la Rai, che ha proclamato uno sciopero unitario l’11 giugno, forse si apre qualche spiraglio di mediazione. Già ieri l’Usigrai aveva rilanciato la sfida a Matteo Renzi: “Se il premier vuole fare le riforme, noi ci stiamo”. Ma oggi si è fatto un altro passo avanti sulla via del dialogo. Il governo, infatti, potrebbe presentare nella Commissione Bilancio del Senato, un emendamento che mantiene l’obbligo per la Rai di una sede in ogni Regione, consentendo, però, alla stessa azienda una radicale riorganizzazione ai fini del risparmio.

In sostanza, quando domani in Commissione si discuterà l’emendamento del senatore Pd e vice presidente della Vigilanza Rai Salvatore Margiotta (volto a mantenere l’obbligo di una sede per regione), l’esecutivo potrebbe presentare una proposta di riformulazione dell’emendamento stesso prevedendo sì l’obbligo di una sede per regione in capo a Rai, ma dando anche all’Azienda la flessibilità necessaria a valutare come impostare autonomia finanziaria, budget, numero di tecnici e giornalisti per sede.

Di fatto, il governo sembra pronto ad aprire alla richiesta dei sindacati in materia, ma senza paletti per la Rai in modo che sia comunque possibile conseguire risparmi.

Di contro, appare più rigida la posizione del viceministro dell’Economia Enrico Morando, che definisce “una stortura” l’autonomia finanziaria delle sedi regionali per legge . “Il contributo chiesto alla Rai -spiega Morando- è di 150 mln. E non cambia. La preoccupazione delle forze politiche è che la Rai continui a garantire una buona informazione regionale. Su questo il governo pronto a discutere. Se l’obiettivo è una informazione regionale ampia e puntuale la risposta del governo è si. Se invece la preoccupazione è avere una autonomia finanziaria delle sedi regionali stabilita per legge, la risposta è no. L’esecutivo vuole eliminare i vincoli introdotti dalla legge Gasparri che per le sedi regionali fissa per legge l’autonomia finanziaria”.

D’altra parte tutte le società pubbliche sono chiamate a fare risparmi. L’articolo 20 del dl Irpef prevede che tutte le società pubbliche interamente partecipate e quelle direttamente o indirettamente controllate dallo Stato realizzeranno una riduzione dei costi operativi del 2,5% nel 2014 e del 4% nel 2015. “La Rai -conclude Morando- sarà esclusa da questi ulteriori risparmi ma i 150 milioni non si toccano”.

Domani, intanto, l’Autorità di garanzia per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali valuterà la legittimità dello sciopero. E mercoledì alle 14, a palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, svolgerà l’audizione del Presidente, Anna Maria Tarantola, e del Consiglio di amministrazione della Rai. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta sulla webtv della Camera.

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