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Kinesiotaping: dalla pratica sportiva alla riabilitazione, uno studio del S.Lucia

Avete mai visto in televisione atleti con bizzarri nastri colorati applicati in prossimità delle articolazioni o di specifiche zone muscolari? Si tratta di bendaggi adesivi elastici ideati nel 1973 da un chiropratico giapponese, il Dr. Kenzo Kase, sulla base di una visione olistica della struttura “corpo”. L’ingresso ufficiale nel settore professionale ed internazionale del Kinesiotaping (KT) è datato 1988, quando fu utilizzato alle Olimpiadi di Seoul e successivamente diffuso sia negli Stati Uniti che in Europa.

Il KT rappresenta un bendaggio adesivo elastico con effetto terapeutico bio-meccanico. E’ una tecnica basata sul processo di guarigione naturale del proprio corpo, attraverso l’attivazione dei sistemi di controllo neuromuscolari, propriocettivi e circolatori. Ad oggi il KT è ampiamente utilizzato nella pratica sportiva, in virtù di effetti benefici quali miglioramento della forza muscolare e riduzione del dolore.

Più recente è l’utilizzo del KT nella pratica clinica riabilitativa seppur questa tecnica si stia rapidamente diffondendo in particolare per le patologie di tipo ortopedico, quali le lombalgie. Nonostante quest’ampio interesse ed il crescente utilizzo del KT, sono scarsi gli studi scientifici al riguardo. Pochi gruppi hanno affrontato il tema dell’efficacia del KT nel caso di ictus cerebrale o sclerosi multipla, dimostrandone la validità nella riduzione del tono muscolare e nel miglioramento dell’equilibrio.

Lo studio della Fondazione Santa Lucia affronta il temadel KT nel trattamento delle lesioni midollari incomplete (LMS). Quando il midollo è danneggiato, ma è ancora possibile un certo controllo della muscolatura al di sotto della lesione, spesso le possibilità funzionali sono ridotte per la presenza di spasticità. Proprio in questoambito il KT può svolgere la propria azione terapeutica favorendo il miglioramento dell’equilibrio e della deambulazione. L’obiettivo dello studio condotto dalla dott.ssaTdR Federica Tamburella presso il Clinical Movement Analysis and Research Laboratory della Fondazione Santa Lucia, è stato proprio analizzare i possibili effetti del TNM in soggetti affetti da LMS sulla spasticità e relativi sintomi associati, sull’equilibrio e sulla deambulazione.

Lo studio randomizzato condotto in cross-over ha previsto l’arruolamento di 11 soggetti affetti da LMS in fase cronica, cui sono state effettuate delle applicazioni di KT e di comune bendaggio ana-elastico di seta a livello dei muscoli soleo e gastrocnemio degli arti inferiori, mantenute in sede per 48 ore. I risultati delle valutazioni cliniche e strumentali effettuate prima e dopo le applicazioni concordano nel dimostrare, unicamente nei pazienti trattati con KT, una significativa riduzione del dolore, della spasticità e dei sintomi associati ed un significativo miglioramento dell’equilibrio, della deambulazione e dell’attività elettromiografica della muscolatura degli arti inferiori.

Lo studio indica pertanto un’immediata efficacia nell’utilizzo del KT, non riconducibile ad un apprendimento a lungo termine, e suggerisce un possibile meccanismo di azione del KT. L’applicazione a livello cutaneo porta ad un incremento degli input recettoriali con conseguente stimolazione dei centri sovra-spinali, che a loro volta inducono un incremento della sensibilità di posizione e di movimento. Inoltre l’applicazione di uno stimolo cutaneo di allungamento a livello dei recettori propri del muscolo, porta ad uno stimolo dei circuiti “apprendimento-dipendenti” responsabili del pattern di deambulazione. Pertanto la stimolazione afferenziale dovuta al KT, può influenzare la riorganizzazione dei circuiti spinali in caso di lesioni midollari.

Questo studio rappresenta un primo passo fondamentale nell’ambito della riabilitazione di soggetti con lesione midollare in virtù dei benefici che i pazienti possono trarre da questa applicazione veloce, non invasiva, perfettamente compatibile con le attività di vita quotidiana e priva di apporto farmacologico. Inoltre, i risultati dello studio dimostrano il ruolo chiave della ricerca nella pratica clinica giornaliera per la comprensione dei meccanismi che sottostanno alla base delle tecniche riabilitative utilizzate e per l’oggettivizzazione dei benefici ottenibili con le stesse.

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