| categoria: editoriale, Il Commento

La vergogna di Venezia. Adesso chi lo spiega agli stranieri?

C’è da rabbrividire, la notizia sparata da tutti i telegiornali di prima mattina ha fatto il giro del mondo. Venezia, una delle città più amate e desiderate al mondo è stata fino ad oggi in mano ad una “banda” di affaristi senza scrupoli. La tangentopoli veneziana vede tra protagonisti e comprimari – come la riedizione di quella milanese – personaggi che già si erano sporcati le mani alla fine del secolo scorso, quando una pattuglia di politici di diverso colore si spartivano cavallerescamente il controllo del potere locale. La Serenissima non è immune dal cancro della società moderna, gli amministratori specchiati sono sempre meno, gli affaristi senza scrupoli dominano e la classe politica…ha sempre meno classe. La tremenda acqua alta che mandò a picco Venezia è di 58 anni fa, la prima pietra del Mose fu posta, tra mille polemiche sulla congruità e necessità dell’opera, dall’allora ministro De Michelis (veneziano), i piani sono stati finanziati e rifinanziati, siamo arrivati al 2014 fortunatamente senza fenomeni atmosferici irrestistibili che avrebbero condannato la città lagunare. Ma il Mose non è ancora finito e generazioni di faccendieri hanno fatto le loro fortune e quelle degli amici degli amici. Nel ’66 Venezia fu salvata letteralmente dai Comitati Privati (quasi tutti stranieri) che in tutto il mondo si mobilitarono adottando ciascuno un segmento della città. Ora i nipoti di quei benefattori assistono attoniti dagli Stati Uniti, dall’Australia, dalla Gran Bretagna, dalla Svezia a questo disastroso scandalo. Che credibilità potremo avere di fronte al mondo se l’ex governatore del Veneto, il sindaco della città, assieme agli uomini e agli imprenditori chiamati a salvarla si spartivano mazzette milionarie per fatti propri?

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