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MOSE/ Orsoni, l’avvocato prestato alla politica per sostituire Cacciari

Venezia - Il sindaco Giorgio Orsoni ai domiciliari da qualche giorno per lo scandalo Mose

Serafico, ma combattivo, Giorgio Orsoni, l’avvocato amministrativista prestato alla politica, aveva commentato con fastidio un anno fa i rumor su di lui dopo i primi arresti dell’inchiesta Mose. «Non sono io a dovermi preoccupare, ma altri: quelli che vogliono mantenere nascoste le cose. Perchè in questa vicenda c’è qualcuno che vuole seminare del fumo». Il riferimento era a quel passaggio della relazione di 740 pagine della Gdf in cui il nome del sindaco Pd di Venezia era l’unico tra i politici non coperto da omissis. Si parlava dell’ex presidente del Consorzio ‘Venezia Nuovà, Mazzacurati, come il promotore «dell’illecito finanziamento al politico Giorgio Orsoni, a lui legato da amicizia di vecchia data». Finanziamenti, sostiene oggi l’accusa, che sarebbero serviti per la campagna elettorale del 2010. Quella in cui Orsoni, 68 anni, aveva battuto al primo turno nella sfida a sindaco Renato Brunetta, mantenendo il centrosinistra alla guida di Venezia. Orsoni, già assessore comunale al patrimonio nella giunta di Paolo Costa (2000-2005), prendeva così lo ‘scomodò posto di Massimo Cacciari. Sedia difficile non solo perchè il filosofo è stato il sindaco più amato dai veneziani, ma anche per la congiuntura sfavorevole in cui si insediava a Cà Farsetti. La crisi economica, i tagli ai fondi per la legge Speciale, il patto di stabilità, avevano lasciato il Comune con le casse vuote. Per di più in momento con tante partite scottanti da gestire: il ponte di Calatrava e i suoi costi ingigantiti, il nuovo palazzo del Cinema al Lido, la vicenda – ancora non conclusa – delle grandi navi davanti a San Marco. Una partita questa, che l’ha messo in contrasto anche con (l’ex) amico Paolo Costa, ora presidente del Porto, dato che i due hanno soluzioni opposte per risolvere il problema delle maxi crociere, che Orsoni vuole fuori dal bacino. Per non parlare della battaglia, anche a carte bollate, ingaggiata da Orsoni con il presidente della Save, Enrico Marchi, che ha portato il Comune ad uscire dall’azionariato dell’aeroporto Venezia e ad impugnare (perdendo in primo grado) il contratto di programma per lo sviluppo del ‘Marco Polò. Orsoni però può vantare anche diversi successi in questi 4 anni da sindaco. Come la ‘riconsegnà alla città della grande area dell’Arsenale, il recupero del progetto del tram, la riqualificazione di alcune aree di Mestre degradate, la chiusura dell’inceneritore di Fusina. Davanti a lui c’era la sfida forse più importante: quella città metropolitana fra Venezia, Padova e Treviso, che Orsoni, da sindaco del capoluogo, dovrebbe guidare. Invece oggi è arrivato il ko degli arresti domiciliari. Un colpo duro da assorbire per lui, professore di diritto amministrativo all’Università di Cà Foscari, erede del prestigioso studio legale di Feliciano Benvenuti, insignito della Legion d’onore francese per i titoli accademici, le pubblicazioni, la carriera professionale e istituzionale.

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