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Al Festival di Puccini una Bohème diretta da Scola

Ettore Scola che firma la regia della Bohème con la bacchetta Valerio Galli sul podio e due star del palcoscenico come Daniela Dessì e Fabio Armilato. Ma anche altri tre nuovi allestimenti pucciniani, dalla Butterfly alla Turandot, fino al Trittico che torna sul palco di Torre del Lago dopo 40 anni. E poi la danza di Roberto Bolle, il teatro di Massimo Ranieri, persino una Junior Butterfly che arriva dal Giappone. In Toscana il Festival Puccini compie 60 anni e dopo i problemi finanziari degli anni passati punta al rilancio regalandosi un’edizione particolarmente ricca, a suggello anche dei 110 anni dalla prima rappresentazione di Madama Butterfly e dei 90 anni dalla scomparsa del Maestro, morto a Bruxelles il 29 novembre del 1924. «Giusto investire sulle eccellenze», dice il ministro Franceschini, che ospita a Roma la presentazione del programma. Applauditissimo già prima di cominciare, Scola racconta come sarà la sua Bohème, attuale e contemporanea, «perchè in fondo anche oggi i giovani devono fare i conti con l’assenza del lavoro e la mancanza di occasioni», ma senza concessioni alle rivisitazioni in chiave moderna, alle quali spiega di non credere. «Non credo che ci sarà niente di nuovo nè di diverso – dice – quando un regista di cinema si misura con un’opera lavora molto, pensa dove può innovare per poi accorgersi che il nuovo che si cerca nell’opera c’è già». Perchè quando una musica è grande, dice, «è già contemporanea». La lirica, insomma, va affrontata con umiltà, senza tante stravaganze. A meno che non ci sia un’idea particolarmente felice: «A Mosca mi è capitato di assistere a un Rigoletto con la regia di Ljubimov anche lui regista di cinema che sostituì Rigoletto con Charlot – racconta -. Fu sublime, un lavoro capace di commuovere molto perchè aveva indagato sui sentimenti». Per lui, autore di tanti capolavori indiscussi del cinema italiano, la regia lirica non è del resto una assoluta novità. Per il Teatro Regio di Torino, il regista di C’eravamo tanto amati e La famiglia ha già diretto Così fan tutte di Mozart. E da Mozart a Puccini, la sua lettura mantiene sempre, com’è del resto nei suoi film, la lente dell’impegno, l’interesse per le dinamiche sociali. «Da Ponte sembrava un sessantottino», spiegò all’epoca di Così fan tutte. Mentre oggi, parlando dell’opera pucciniana, ricostruisce il contesto in cui si muove il racconto e punta il dito sulla condizione giovanile: «La Parigi dell’epoca era una metropoli piena di fermenti e di intuizioni, una città culturalmente vivace dove nasceva l’impressionismo. Anche nella musica i talenti erano tanti, Wagner, Verdi, Bizet.. e lo spazio per i giovani era poco». Poche occasioni per i giovani allora come oggi, sottolinea, «un’epoca in cui i giovani hanno meno possibilità di quelle che abbiamo avuto noi vecchi…». Tant’è, sul palco strepitoso di Torre del Lago il sipario si alza dal 25 luglio con Buon Compleanno Butterfly, che porta la firma di Renzo Giacchieri, grande protagonista della storia dell’opera italiana, a cui sono affidate scene, costumi e regia dello spettacolo. La sua sarà una Butterfly «molto asciugata, essenziale – spiega – perchè quello che conta è la musica». Il 26 la prima della Bohème, poi sarà la volta, dal 9 agosto, della Turandot, l’opera che il maestro lasciò incompiuta, e che avrà la regia di Angelo Bertini. Sempre ad agosto, anche Il Trittico, l’opera in tre atti unici che a Torre del Lago non andava in scena dal 1974. Franceschini applaude, guarda anche alla stagione 2015 in chiave Expo. Il ministero, assicura, «è vicino al Festival e continuerà ad esserlo».

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