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Il governo ferma la legge del Lazio sull’acqua “pubblica”

Il governo ferma la legge del Lazio sull’acqua ‘pubblicà. E, lo fa impugnando il provvedimento che la Regione aveva approvato meno di tre mesi. Alla base della decisione di Palazzo Chigi il contrasto con la Costituzione. La ‘bocciaturà ha per molti un suono stridente rispetto ai risultati referendari, dal momento che la legge in questione (‘Tutela, governo e gestione pubblica delle acquè, la n.5 del 4 aprile 2014, approvata dal Consiglio regionale all’unanimità) era la prima che, di fatto, traduceva in disposizioni normative le proposte avanzate dal ‘popolò dell’acqua pubblica nel 2011, poi votati da 27 milioni di italiani. E c’è anche chi, come Forza Italia, spara la cartuccia dello scontro politico tra il premier Matteo Renzi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Ora, su proposta del ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, il consiglio dei ministri decide di impugnare quella legge perchè «numerose disposizioni, riguardanti l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, contrastano con la legislazione statale in materia di tutela della concorrenza, dell’ambiente, e dell’ordinamento civile»; tali disposizioni infatti – afferma Palazzo Chigi – sono «in violazione» del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione. «È grave e non giustificabile – osserva subito Green Italia – l’impugnazione decisa dal governo che rappresenta la traduzione normativa della vittoria dei cittadini che hanno combattuto e poi votato al referendum perchè l’acqua restasse un bene di tutti. Impugnare una legge che chiaramente è in linea con l’esito referendario è uno schiaffo». Sulla stessa linea il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che ‘pungè Palazzo Chigi: «La decisione del governo è forse il primo passo per una privatizzazione delle risorse idriche del nostro Paese. È incomprensibile che il governo abbia voluto impugnare uno dei pochi atti legislativi che ha seguito proprio a le indicazioni referendarie». Sposta il tavolo del confronto Giuseppe Simeone, consigliere regionale di Forza Italia, facendone una questione politica: «Avevamo mosso dei rilievi e siamo stati derisi. Oggi quei rilievi sono patrimonio dell’impugnativa del governo contro quella stessa legge. Non si può certo dire che il governo sia di un’altra parte politica. Zingaretti è stato bocciato da Renzi». A rincarare la dose ci pensa Ncd, con il capogruppo regionale Pietro Di Paolo: «Il governo Renzi boccia Zingaretti» dimostrando «l’approssimazione della giunta di centrosinistra» che lavorando con «superficialità» ha fatto «un lavoro in fretta in furia. Zingaretti ora faccia i compiti a casa e rimedi al pasticcio». La legge ‘fermatà dal Cdm stabilisce che «l’acqua è un bene naturale e un diritto umano universale». Un principio che apre alla definizione di assenza del mercato dalla gestione dell’acqua: «Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili». La gestione deve essere svolta «senza finalità lucrative e ha come obiettivo il pareggio di bilancio, persegue finalità di carattere sociale e ambientale». Tanto che prevede la costituzione di due fondi: il primo per la ‘ripubblicizzazionè (cioè gli enti locali che vogliono tornare a gestire il servizio), il secondo di «solidarietà internazionale» per «concorrere all’accesso all’acqua potabile a tutti gli abitanti del Pianeta» anche grazie a progetti di cooperazione.

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