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MONDIALI/ L’ora di Verratti, l’Italia prova ad osare

Il piccolo principe Verratti

La chiameranno la meglio gioventù. A lei l’Italia di Cesare Prandelli ha chiesto di osare, con quel pizzico di incoscienza che anche nel calcio a vent’anni è impossibile scrollarsi di dosso. Neanche sei hai la stoffa e la forza mentale di un Marco Verratti Mentre tutti gli avversari aspettano di sapere se Buffon, Pirlo e De Rossi – i tre campioni del 2006 al loro ultimo Mondiale – daranno agli azzurri la marcia in più, giorno dopo giorno al centro del progetto di Prandelli si sta piazzando lui, il ‘piccolo principè, come lo hanno ribattezzato a Parigi. Fino a qualche settimana fa, Verratti non era pienamente dentro i piani del commissario tecnico. La propensione a perdere palla davanti alla difesa, il ruolo interpretato al Psg troppo simile a quello di Pirlo, un paio di prove non brillanti in azzurro: dettagli tecnici, ma sufficienti a far addirittura rischiare al ragazzo di Manoppello il posto al Mondiale. Come è possibile che un centrocampista di 20 anni (il ventunesimo lo compie il prossimo novembre), regista nello squadrone di Ibrahimovic, Cavani, Lavezzi, Matuidi, Thiago Motta, Thiago Silva e campioni in serie, non possa ritagliarsi un angolino in azzurro? E come mai i tecnici di mezza Europa stravedono per lui – l’ultima voce di mercato è su Ancelotti che lo vuole al Real – e il ct azzurro non lo considera? E infatti, alla fine ha vinto la qualità. Complice l’infortunio di Montolivo certo: anche se a Londra, lì dove il centrocampista del Milan ha perso il suo Mondiale, Verratti era partito già titolare e in coppia con Pirlo. «Pestarsi i piedi? No, loro due insieme mi sono piaciuti, e anche molto», il giudizio di Prandelli, nelle riunioni tecniche post amichevole con l’Irlanda. E infatti, il piccolo regista ha avuto un’altra chance a Perugia – di nuovo promosso – e ha incassato una citazione alla prima conferenza stampa del ct in Brasile, prima di cominciare a costruire l’Italia anti-Inghilterra. «Lavoriamo sul concetto di un centrocampista in più, e su come sostituire Montolivo». A conti fatti, l’idea può essere questa: De Rossi e Pirlo centrali, col romanista che scala sulla linea della difesa per un modulo a tre, Verratti centrale avanzato, Marchisio e Candreva esterni. «La preparazione vera comincia ora», si è limitato a ricordare – evidentemente anche alla squadra – Prandelli, prima di blindare gli allenamenti al Portobello Resort. Ma che sia subito con l’Inghilterra, o più avanti per quanto tempo gli azzurri resteranno in Brasile, a Verratti pare destinato un posto in prima fila. Coronamento di una parabola che sembra il fumetto del piccolo calciatore: dalla notte in cui dormì in macchina per il terremoto dell’Abruzzo, ai giorni felici con Zeman, fino all’avventura francese. A Parigi, Verratti fa ora davvero la vita da ‘piccolo principè, con la capacità enorme di non montarsi la testa. Sarà perchè alla sua giovane età è già papà, da marzo scorso, e perchè la sua compagna Laura Zazzara e il cane Ciro («come Immobile», scherzò una volta) lo fanno sentire a casa, come non fosse mai partito per il suo viaggio da sogno. Ma chi lo avrebbe detto che ancora oltre ci potesse essere addirittura un Mondiale, vissuto come simbolo della meglio gioventù.

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