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ARCHEOLOGIA/ E’ un fiorire di scoperte a Roma, ora le terme con gli stucchi

Celeste, rosso, verde, blu: un trionfo di colori accesi. E poi una ricca decorazione a mosaico, affreschi, dipinti, su una superficie di circa 500 metri quadrati. Così dovevano presentarsi all’apice del loro splendore, la prima metà del I secolo, le ‘Terme degli stucchi dipintì, il notevole sito archeologico scoperto a Tor Vergata, estrema periferia di Roma, grazie a un progetto di scavo didattico condotto dagli studenti dell’omonima università in convenzione con la Soprintendenza archeologica di Roma. Terme che sono certamente collegate a un’ampia e lussuosa villa ancora tutta da scoprire e che diventeranno – questa è l’intenzione – un parco archeologico per il quartiere, magari affidato agli stessi studenti dell’ateneo. La scoperta è solo l’ultima di una serie di ritrovamenti che dimostrano come la capitale, dal punto di vista del patrimonio archeologico, abbia ancora parecchio da nascondere. A metà aprile fu rivelata una parte di Ostia Antica finora sconosciuta, dimostrando che il porto di Roma aveva un’estensione doppia rispetto a Pompei, ed è di fine maggio la scoperta, a Tor Tre Teste, di un tratto dell’antica via Prenestina con ben 22 mausolei ai suoi lati. Oggi la presentazione alla città di un altro tesoro della periferia, a un tiro dal Gra e dall’incompiuta Città dello Sport di Calatrava, in «questo lembo di suburbio che rischia di essere un ‘non-luogò di una città che non finisce certo ai Fori Imperiali» ha commentato la soprintendente archeologica di Roma Mariarosaria Barbera, oggi in visita allo scavo. La storia del sito parte nel 2011, dai sondaggi preliminari per la costruzione di palazzine di edilizia convenzionata. L’area viene destinata a verde, ma quando nel 2013 nel sottosuolo di via Galvano della Volpe viene scoperta una grande cisterna, è stato evidente che doveva trattarsi di qualcosa di importante. Grazie a una convenzione stipulata con la Soprintendenza, e con il placet di Roma Capitale che ha messo a disposizione il terreno, 37 studenti e laureati di Tor Vergata, guidati dalle docenti Margherita Bonanno, Giulia Rocco e Marcella Pisani con l’archeologa Alessandra Ghelli, hanno portato alla luce in sole sei settimane un complesso di notevole valore storico. Si tratta di nove ambienti, di cui due (uno tetralobato, un altro absidato) completamente indagati. Ma ciò che ha colpito gli studiosi è stata la decorazione, di cui sono stati recuperate grandi quantità: stucchi colorati dalle tinte ancora squillanti, appunto, ma anche sime in terracotta (cioè parti terminali di un tetto) con palmette e colonne tuscaniche in bassorilievo, grappe di ferro, e le poco comuni ‘tegulae mammataè, cioè dei mattoni da parete con delle sporgenze ai quattro angoli per creare intercapedini in grado di far passare il calore. Terme di lusso, insomma, che lasciano intendere che il proprietario fosse un facoltoso romano (un membro della famiglia imperiale?) che aveva scelto di stabilirsi lungo la via Tuscolo-Fidene. Gli studiosi sono certi che l’apice della villa sia da datare attorno al 30-60 d.C e c’è anche una moneta, di età giulio-claudia, su cui sono in corso accertamenti. L’ideale, spiegano gli archeologi, sarebbe ritrovare una ‘fistulà, cioè una tubatura in piombo che spesso riporta un bollo con il nome del committente. Potrebbero scoprirla altri studenti di Tor Vergata, che nei prossimi due anni continueranno il lavoro sul sito e nei laboratori della Soprintendenza, dove studieranno il materiale ritrovato. Per finanziare tutto questo lavoro sono stati trovati solamente «3600 euro, lordi. Di cui 1500 donati da alcuni sponsor privati, e il resto dall’Università» rivelano gli archeologi.

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