| categoria: sanità

IL PUNTO/ Troppi ticket, alla fine ci rimette il Servizio Sanitario Nazionale

Sono cifre che pesano i 900 euro che in media hanno speso le famiglie italiane nel 2012 per pagare le spese sanitarie compresi i ticket del Ssn e che alla luce dei dati della Corte dei Conti sembrano destinata ad aumentare. Già lo scorso anno l’Osservatorio Civico sul federalismo in Sanità e le analisi sulle segnalazioni spontanee dei cittadini, spiega Sabrina Nardi, vice Coordinatore nazionale Tribunale per i Diritti del Malato (TDM), avevano fatto emergere come il problema stesse diventando esplosivo al punto che per la prima volta i cittadini hanno cominciato a curarsi di meno per risparmiare o a spostare la richiesta di analisi e cure sulle strutture private dove hanno trovato liste di attesa brevi e costi in alcuni casi più bassi (soprattutto per le analisi di laboratorio). «Con la conseguenza sorprendente che lo stato ha cominciato a incassare meno rispetto a quanto preventivato e la misura si è dimostrata così paradossale nel risultato». L’introduzione del superticket sulla specialistica e la diagnostica nel 2011 ha determinato una forte ricaduta per le tasche dei cittadini che si sono trovati a pagare, per prestazioni di pochi euro, un superticket fisso di 10 euro in aggiunta: come dire, ciò che prima pagavo 3 euro ora lo pago più di quattro volte. Inoltre, si è verificato un forte disorientamento determinato dalle differenti scelte regionali nell’applicazione. Le regioni e le province autonome, ricorda Nardi, hanno scelto strade diverse per l’applicazione di questi ticket: «chi ha applicato 10 euro subito e senza modifiche, chi non lo ha applicato per niente, chi invece lo ha modulato in base al reddito e chi in base al tipo di prestazione. Facendo esplodere un grande problema di iniquità». Per questo il Tdm ne chiede l’abrogazione. Uno studio di Agenas, nell’ambito del progetto Remolet (Rete di monitoraggio dei livelli essenziali tempestiva), mostra una evidente diminuzione delle prestazioni erogate a carico del Ssn dell’8,5%, distribuita su tutte le aree ma più marcata per gli esami di laboratorio. Nella fascia di popolazione che non ha esenzioni nè per reddito nè per patologie (che corrisponde alla metà circa di coloro che fanno ricorso alle prestazioni specialistiche) il dato ha raggiunto addirittura il 17,2%.

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