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Dl Irpef, dubbi tecnici a Montecitorio

Irap, quote Bankitalia, rinvio Tasi, tagli alle partecipate e soprattutto platea dei destinatari degli 80 euro. Dopo il polverone sollevato, loro malgrado, dai tecnici del Senato, tocca a quelli di Montecitorio esprimere i loro dubbi sul dl Irpef nel dossier di approfondimento che tradizionalmente accompagna lo sbarco dei provvedimenti economici alle Camere. Le richieste di chiarimento sono molte, ma gli esperti del Servizi bilancio partono proprio dal caposaldo del dl, il bonus destinato a tagliare il cuneo fiscale. Quello che non convince è l’utilizzo, per individuare la platea dei beneficiari, dei dati sui redditi del 2011. In tre anni – di crisi economica pesante – la situazione potrebbe infatti essere profondamente cambiata, sottolineano i tecnici: «se da un lato potrebbero risultare incrementati i soggetti cosiddetti incapienti o senza reddito di lavoro dipendente (riducendo quindi il numero dei beneficiari), dall’altro lato – si legge nel dossier – potrebbero rientrare nel beneficio soggetti che nel 2014 realizzano redditi inferiori rispetto a quelli del 2011». Altro tema su cui si erano soffermati anche i colleghi del Senato è poi quello del taglio dell’Irap, sul quale emergono dati apparentemente incongruenti. La riduzione del gettito derivante dalla riduzione dell’imposta del 10% è infatti stimata in 2.059 milioni annui, ma tale cifra «corrisponde ad una quota inferiore al 10% del gettito Irap realizzato nel 2013», pari a 24.813 milioni. Da qui le perplessità, espresse del resto anche su un altro punto sollevato anche a Palazzo Madama, ovvero la rivalutazione delle quote di Bankitalia. Se il Senato si era spinto fino ad ipotizzare una incostituzionalità della norma, alla Camera si sottolinea invece la necessità di calcolare bene il valore dell’operazione (calcolato in 6,9 miliardi) perchè è su quella cifra che si applica l’aumento di imposta al 26% e si estrapola quindi la copertura per il bonus. Infine il rinvio Tasi, inserito proprio nell’iter del provvedimento al Senato. Secondo la relazione tecnica di commento alla novità, lo slittamento del pagamento e l’anticipo da parte dello Stato ai Comuni dell’ammanco di gettito non avrebbe avuto quelli che in gergo si chiamano «effetti finanziari», in pratica un effetto sulle casse dello Stato. Ogni euro trasferito alle amministrazioni locali è infatti considerato appunto solo un’anticipazione, destinata a rientrare. Ma i tecnici della Camera avvertono che un impatto sull’erario è invece più che possibile, in primis perchè «andrebbero prudenzialmente valutati gli effetti in termini di maggiori spese per interessi a carico del Bilancio dello Stato sulle quote corrisposte». Tutte osservazioni «corrette» e preziose secondo il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, che però puntualizza che tempo per modifiche alla Camera (comprese quelle ai tagli al Quirinale per esempio) non ce n’è, vista la scadenza del 23 giugno, e che qualsiasi correzione è dunque rimandata ai prossimi provvedimenti. Il dl sembra infatti arrivato a Montecitorio praticamente blindato. «Il governo preferirebbe che non ci fossero modifiche – ha spiegato il viceministro dell’Economia, Enrico Morando – Il nostro auspicio è che sia confermato il testo uscito dal Senato».

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