| categoria: In breve, politica

RIFORME/ Boschi ottimista ma scoppia il caso Mauro

«Siamo nei tempi e siamo vicini all’accordo. Mancano solo le ultime cose da verificare». Il ministro Maria Elena Boschi dispensa ottimismo sulle riforme. Del resto, dal punto di vista di governo e Pd, il caso che oggi scuote la commissione Affari costituzionali del Senato è una buona cosa. Mario Mauro, rappresentante dei Popolari per l’Italia, è stato sostituito. Subentra Lucio Romano. E con la rimozione del senatore viene meno uno dei potenziali ‘dissidentì nel fronte della maggioranza. Mauro, infatti, si era già segnalato. A inizio maggio fu il suo voto a far andare il governo sotto in commissione sull’odg Calderoli che rinviava, di fatto, i lavori sulle riforme a dopo le elezioni europee del 25 maggio. La sostituzione non è stata presa benissimo dal senatore. «Si è visto che se non ci si concepisce come il Dudù di Renzi, difficilmente si possono mandare in porto le riforme…», attacca e quindi indica Pier Ferdinando Casini come braccio armato del mandante Matteo Renzi. «Il ruolo di Torquemada in prima battuta l’ha assunto il presidente Pier Ferdinando Casini che ha chiesto la mia sostituzione». Al netto delle vicissitudini dell’iter delle riforme a palazzo Madama, oggi il presidente Giorgio Napolitano è tornato a parlare della necessità dei cambiamenti istituzionali. Il capo dello Stato, parlando alla presentazione delle candidature dei David di Donatello al Quirinale, è tornato a sottolineare come «il temporaneo prolungamento» del suo mandato presidenziale è sia «esercitato, nei limiti del possibile, fermamente e rigorosamente nell’interesse generale del Paese» e che il suo impegno sia teso a sollecitare le indispensabili riforme. «Riforme e cambiamenti, in molti campi, compreso quello istituzionale, sono nell’interesse generale del Paese». Mauro è un fiume in piena contro la decisione del gruppo di rimuoverlo dagli Affari costituzionali. «Mi hanno rimosso da rappresentante dei Popolari in commissione Affari costituzionali dopo una riunione del gruppo convocata all’improvviso, senza tutti i membri, e senza indicare il punto all’ordine del giorno: una manina precisa è intervenuta dopo le elezioni europee in modo che nessuno si frapponesse ai diktat di Matteo Renzi sulle riforme», attacca in una conferenza stampa convocata nel pomeriggio. Quanto agli esecutori del disegno volto ad assicurare un percorso senza scosse al progetto del governo, Mauro non esita a dire che «il ruolo di Torquemada in prima battuta l’ha assunto il presidente Pier Ferdinando Casini che ha chiesto la mia sostituzione» e ciò malgrado «avessi assicurato che non avrei mancato di votare secondo le indicazioni del gruppo». Mauro si prende 24 ore di tempo per decidere se restare nel gruppo e nella maggioranza. Ma un’impressione ce l’ha: «Nei giorni scorsi -sottolinea l’ex ministro della Difesa- stava prendendo corpo la possibilità di dar vita ad un unico gruppo di maggioranza che includesse tutti i non Pd. Ho la sensazione che quest’operazione possa essere stata decisa per danneggiare questo progetto». Si sente tradito da Casini con cui aveva condiviso un nuovo inizio dopo l’operazione Scelta civica? «Il problema è il contenuto delle nostre idee: essere popolari è compatibile con una visione del Parlamento che nega il senso stesso della missione parlamentare?». In questo caso, «si è visto che se non ci si concepisce come il Dudù di Renzi, difficilmente si possono mandare in porto le riforme…». Ribatte Andrea Marcucci, plenipotenziario renziano al Senato: «Epurazioni renziane? Mauro legge troppa fantascienza…». A Mauro ribatte il subentrante Lucio Romano: «Comprendo l’amarezza del senatore Mauro, ma lo invito a riflettere sulla natura del contendere. È del tutto legittimo avere opinioni differenti in un gruppo e sarà mia cura garantire sempre la libertà di espressione del dissenso, ma è altrettanto legittimo che la maggioranza possa chiedere di essere rappresentata quando si discutono materie rilevanti. Ogni altra interpretazione, certamente personalizzata, è del tutto avulsa dalla realtà dei fatti», sottolinea. A schierarsi invece con il senatore Pd, sono i dem critici sulla riforma proposta dal governo. In primis, Vannino Chiti. «La rimozione del senatore Mauro dalla commissione Affari Costituzionali lascia sconcertati. Sono messe in discussione autonomia e responsabilità del ruolo dei parlamentari sancite dalla Costituzione. Ci si sta mettendo su una brutta strada». Quanto a Corradino Mineo per il quale, nei giorni scorsi, si era profilata un’analoga ipotesi di sostituzione, ribadisce che non ha alcuna intenzione di dimettersi. Chiti parla anche del collega Pd Mineo: «Il problema -dice Chiti- non sono Mauro, Mineo o i cosiddetti ‘aghi della bilancià: se il Pd vuole per la riforma della Costituzione un asse esclusivo con Forza Italia e Forza Italia vota, i numeri in Parlamento ci sono. Se Forza Italia non ci sta o saggiamente tutti ritengono che sulla Costituzione e la legge elettorale sia da ricercare un consenso più ampio, quello che serve è un confronto e un dialogo reali, non ricercare scorciatoie di tipo autoritario, che non portano a niente», sottolinea il senatore Pd

E sulle riforme torna a ‘graffiarè Beppe Grillo. Il leader M5S prende di nuovo di mira Renzi lanciando l’hashtag #Renzidimettiti che rimanda a un post sul suo blog firmato dal deputato grillino Riccardo Fraccaro. «Renzi – si legge – è stato sfiduciato da Renzi. Il presidente del Consiglio aveva dichiarato: ‘Il primo voto sulla riforma del Senato entro il 10 giugno, oppure lascio e vado a casà. Visto che la controriforma di palazzo Madama non è stata neppure avviata, Renzi deve fare subito le valigie». «Naturalmente -prosegue Fraccaro sul blog di Grillo- è un bene che il ddl incostituzionale sulla riforma del Senato si sia arenato». Il M5S, ricorda il deputato grillino, «propone un pacchetto di riforme sul conflitto di interessi, sulla corruzione, sulla legge elettorale scritta dai cittadini, sui referendum senza quorum e sulle istituzioni pulite. Queste sono le vere riforme da attuare per abbattere il sistema marcio che sta saccheggiando il Paese e restituire efficienza alla politica, rimettendo al centro gli interessi dei cittadini. Noi siamo pronti a votarle subito, senza rinvii e giri di parole. E Renzi, dopo 100 giorni di governo, è pronto o ha esaurito le slide?». Mentre Giovanni Toti, consigliere politico di Fi, conferma che il patto sulla riforme con il Pd reggerà ma sull’Italicum andranno riviste delle cose, in primis il ballottaggio: «Non abbiamo ancora fatto un’analisi del voto, ma non è saltato nulla» sulle riforme. «Sulla legge elettorale non abbiamo ancora ripreso in mano il dossier. Il sistema del doppio turno e del ballottaggio francamente è poco rappresentativo con poca affluenza» alle urne.

Ti potrebbero interessare anche:

CALCIO/ Fallita la conciliazione tra Lazio e Zarate
Casa, la cercano 324mila famiglie (la metà del 2013)
Saronno. L'ospedale degli orrori, il medico si difende: «Alleviavo solo sofferenze»
L’Università Telematica San Raffaele a Washington per il 5th International Symposium on Thymosins in...
Fisco, Berlusconi: "Serve una misura drastica, propongo il reddito di dignità"
GOVERNO,RIFORME RESTANO MA PRONTI A ABBASSARE 2,4



wordpress stat