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Al Senato si riapre la partita sulla responsabilità delle toghe

La norma sulla responsabilità civile dei magistrati, approvata ieri con il voto segreto e il Pd diviso, verrà quasi certamente cancellata dalla Comunitaria «che invece deve andare avanti perchè importantissima» e proseguirà il suo iter al Senato con il disegno di legge dedicato al tema, arrivato già alla fase emendativa. È questo, almeno nelle intenzioni, il ruolino di marcia che propone il Pd per tentare di affrontare una questione spinosa, come la responsabilità civile delle toghe, che rischia di bloccare per la seconda volta un provvedimento «clou» come la Comunitaria. Il leghista Pini, infatti aveva presentato la stessa proposta di modifica già in quella del 2010. Determinando una battuta d’arresto al provvedimento. Ma non tutto potrebbe filare via così liscio: al Senato resta la possibilità del voto segreto (nel regolamento art. 113 comma 4 c’è lo stesso riferimento che c’è in quello della Camera alle materie contenute nell’art. 24 Costituzione per le quali è consentito il voto segreto) e «il principio della responsabilità delle toghe – assicura la Lega – ormai è inserito nel testo e non si può togliere. Al massimo se ne può ridurre la portata, prevedendo l’azione risarcitoria solo in caso di violazioni sulla normativa comunitaria e non a livello nazionale». Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sembra però determinato ad andare avanti e «bolla» il voto di ieri come «un intervento rozzo» che si è rivelato «un autogol» per chi l’ha fatto« e, aggiunge, urge un »intervento organico sulla materia«. Tale intervento, se non avverrà all’interno della riforma sulla Giustizia annunciata dal governo entro l’estate (come si auspica nel Pd), è probabile che si delineerà nel disegno di legge di iniziativa parlamentare ora all’esame della commissione Giustizia del Senato, con Enrico Buemi come relatore. Anche alla Camera è incardinato un provvedimento analogo, ma essendo quello di Palazzo Madama in stato più avanzato (oggi scatta il termine per i subemendamenti), è quasi certo che sarà il testo della Camera Alta ad andare avanti. A prescindere dal »mezzo« legislativo che verrà usato, sul merito le divisioni restano intatte, come al tempo dei governi Berlusconi. Molti sono d’accordo sul fatto che la responsabilità debba essere indiretta, come lo è per tutti i dipendenti della P.A. e come lo si cerca di prevedere anche per i medici (ci sono progetti di legge su questo). Ma su altri punti, come l’interpretazione della norma da parte del giudice, l’intesa non c’è. Secondo il centrodestra e Buemi, le toghe, per evitare la richiesta di risarcimento, dovrebbero sempre attenersi all’ interpretazione delle Sezioni Unite della Cassazione. E se vi si discostassero dovrebbero motivarne il perchè. Di idea opposta il centrosinistra: le Sezioni Unite, ribattono, fanno solo giurisprudenza e non rappresentano certo un precedente (l’Italia non è in regime di Common law). Pertanto non dovrebbero obbedire a nessun obbligo in questo senso. Più uniforme la posizione sulla necessità di abolire o ridurre l’azione del »filtro« ai ricorsi contro le toghe. Norma sulla quale, assicura il Guardasigilli, si starebbe già lavorando con un certo impegno in Parlamento. Per il centrodestra il filtro andrebbe proprio eliminato. Per il Pd »se ne potrebbero anche allargare le maglie«. Merito a parte, incalza Maurizio Gasparri (FI), »bisogna rendersi conto che se il Parlamento per la seconda volta, con voto segreto, dice sì alla riforma della responsabilità civile dei magistrati, questa va fatta. I tempi sono maturi«. Ma »fatta così«, e con blitz come quello di ieri dove la norma »non è stata portata neanche in commissione Giustizia per timore che si desse il parere rafforzato (che condiziona)«, si ribatte nel Pd, »ha troppo il sapore della vendetta anti-toghe e non va bene

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