| categoria: politica

Grillo esclude i Verdi e sceglie Farage, l’ira dei militanti

Tutto come previsto. Il M5S cercherà di formare un gruppo nell’Europarlamento di Bruxelles con l’Ukip di Nigel Farage. La decisione, fortemente «suggerita» da Beppe Grillo in queste settimane, è stata ratificata dal referendum on line sul blog cinquestelle: al leader inglese sono andati ben 23mila voti sui 29mila espressi, quasi l’80%, molti di più rispetto alla scelta di andare tra i «non iscritti» (3.533 pari al 12%) o con i Conservatori (2.930 pari al 10%). Non mancano, però, le polemiche per l’esclusione dei Verdi tra le opzioni di voto sul sito con militanti e parlamentari che parlano di «consultazioni farlocche». Intanto, Farage saluta con soddisfazione la decisione dei cinquestelle: «Con Grillo – pronostica – faremo un dream team da incubo per Bruxelles. Insieme ci divertiremo a fare un sacco di guai ai burocrati» europei. La vittoria della linea Farage rappresenta un successo a metà per il gruppo dirigente stellato già alle prese con un nuovo attacco nei confronti del sindaco ribelle di Parma Federico Pizzarotti. Stavolta è Grillo che su twitter gli chiede di rispondere nel merito sulla questione dell’inceneritore di Parma. «Perchè non ha indetto referendum per stabilire se Parma preferisce le penali o l’inceneritore come promesso?», scrive il leader genovese. Il caso Pizzarotti sta dilaniando il movimento al suo interno. E le modalità del referendum sulle alleanze hanno creato nuove tensioni. L’impossibilità di votare per i Verdi o per altri gruppi ha ampliate le fratture interne. Militanti e attivisti hanno inondato di critiche il blog e le pagine facebook dei parlamentari che hanno reagito con i soliti «mal di pancia» con l’annessa richiesta di anonimato ai cronisti. Stavolta, però, non è mancato chi è uscito allo scoperto. «Sono consultazioni falsate», ha sottolineato su fb Cristian Iannuzzi rivolgendosi allo stesso Grillo affinchè «anche alla luce della crescente insoddisfazione degli attivisti, abbia l’umiltà ed il coraggio di tornare sui propri passi». Gli ha fatto eco il collega alla Camera Francesco D’Uva: «Tanti attivisti – ha scritto su fb – mi chiedono in privato se secondo me è normale che non si possano votare i Verdi. Io dico di no». Non manca chi difende la scelta di andare con l’Ukip. Manlio Di Stefano su facebook replica alle critiche sull’assenza dei Verdi senza mezze misure: «Puoi scegliere tra tutti quelli che hanno accolto il nostro invito ad incontrarci – scrive – Non vedo nulla di strano». I Verdi, dal loro canto, rinfacciano a Grillo di non lasciare libertà di decisione ai militanti del M5S. «Non è vero, come qualcuno del M5S sostiene, che abbiamo rifiutato incontri», sottolinea il co-portavoce italiano Angelo Bonelli. La formazione dei gruppi è una questione basilare per il M5S. In ballo ci sono tra i 20 ed i 30 milioni di euro assegnati ai gruppi parlamentari. La scommessa di Grillo su Farage punta sul fatto che il leader inglese riesca a mettere insieme i parlamentari di almeno sette Paesi. L’Ukip è in concorrenza con il gruppo di Marie Le Pen ed i Conservatori di Ecr. Se Farage fallisse il M5S dovrebbe virare sulla seconda opzione, ovvero quella di andare tra i «non iscritti» che non percepiscono fonti e hanno poteri limitati in Parlamento.

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