| categoria: Dall'interno

MAFIA/ Dopo vent’anni revocato il 41bis a ex capo della Stidda

Il carcere di Nuoro di Badù e Carros

Iniziò a delinquere nel 1985, quando aveva 19 anni, e nel suo certificato penale compaiono 34 condanne di cui cinque per strage e 41 omicidi tra tentati e consumati, oltre che per soppressione di cadavere, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e violazione della legge sulle armi. A Orazio Paolello, ex capo della Stidda, l’organizzazione acerrima nemica di Cosa nostra, dopo 20 anni, è stato revocato il regime di 41 bis a cui era sottoposto dal 30 gennaio 1994. Il Ministero della Giustizia ne aveva disposto più volte la proroga perchè le note informative indicavano «il detenuto ancora partecipe del gruppo di appartenenza, in assenza di volontà di distacco, e non risultando che l’organizzazione abbia adottalo nei suoi confronti condotte di abbandono tali da poterlo definire quanto meno »posato (espulso nel gergo mafioso ndr)«. I suoi difensori, però, Vittorio Trupiano e Domenico Marrara, hanno chiesto e ottenuto la revoca del 41 bis perchè »Paolello ha mostrato segni di ravvedimento ed il peso della carcerazione ha influito pesantemente sulle condizioni psichiche tanto da indurlo a reiterati tentativi di suicidio«. Per il Tribunale di Sorveglianza di Roma, è »incontestato il profilo criminale« di Paolello, »esponente storico e di spicco della Stidda di Gela ove per lungo tempo ha mantenuto una posizione di comando costituendo il clan Cavallo-Paolello«, ma il problema è un altro: »Verificare se oggi, dopo 20 anni di carcerazione in regime differenziato, gli elementi indicati nel decreto siano ancora validi per dimostrare la possibilità attuale di ripresa di contatti con l’organizzazione esterna«. Ci fu, è vero, un tentativo di evasione organizzato dal fratello e dal nipote, ma questo è ininfluente perchè »non e emerso alcun coinvolgimento del detenuto, totalmente estraneo agli accordi«. Nè rileva l’episodio del settembre 2012 quando nel carcere di Cuneo aggredì un altro detenuto: episodio nei interpretato nei precedenti decreti di proroga »espressivo di una posizione di sopraffazione tipica di chi in passato ha assunto ruoli di vertice«, invece collegato per i giudici »al deterioramento psichico che Paolello ha manifestato negli ultimi anni, con forte destabilizzazione dell’equilibrio e disturbi di adattamento«. »Nel corso dei venti anni di carcerazione – motivano i giudici – non è emerso alcun intento del Paolello di trasmettere messaggi all’esterno nè dati configuranti la volontà del nuovo gruppo di stiddari di avvalersi del suo contributo«. L’ergastolano, quindi, non più in 41 bis e trasferito da Parma nel carcere di Nuoro di Badù e Carros e il 30 settembre sarà a Firenze per chiedere la detenzione domiciliare oppure il differimento della pena per grave infermità. I giudici di Sorveglianza scrivono infatti che »la carcerazione lo ha duramente provato« e un relazione psichiatrica »ha dato atto di un disagio psichico causato dal peso del vissuto criminale di cui sembra avvertire sensi di colpa e in cui ha dichiarato di non riconoscersi più«.

Ti potrebbero interessare anche:

Autisti-scrutatori, disagi in diverse città per i trasporti pubblici
RIMINI/ Droga, operazione 'Kebab connection', decine di arresti
Nuovo giro di prostituzione a Roma, coinvolta anche una minorenne
Milano, la comunità ebraica è sotto shock: spariti milioni di euro, inchiesta in Procura
Disabili gravi raddoppiati, è un giallo. Boom ad Agrigento: scatta l’indagine
Reggio Calabria, trovata la droga del combattente, sequestrati 24 milioni di pillole dirette in Libi...



wordpress stat