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MOSE/ Orsoni, l’opposizione chiede le immediate dimissioni

Il rientro in Comune a Venezia del sindaco Giorgio Orsoni, dopo una settimana ai domiciliari per il suo coinvolgimento nell’inchiesta Mose, non porta la quiete a Cà Farsetti. Anzi, scatena l’ira dell’opposizione e rivela anche la freddezza (se non l’ostilità) al ritorno in sella di Orsoni della stessa maggioranza. La delicatezza del momento è segnata dalle dimissioni rassegnate stasera da uno dei componenti della giunta, l’assessore alle politiche sociali Tiziana Agostini, del Pd. Il sindaco prima riferisce ai capigruppo, ma si presenta solo l’opposizione, e dopo una riunione spiccia si trova di fronte alla richiesta di dimissioni da tutte le componenti della minoranza. L’ufficio del sindaco viene presidiato da un ‘manipolò di esponenti di Fratelli d’Italia, che chiede ad Orsoni di andarsene. Gruppo misto e M5s (all’opposizione con Fi e una Civica) sono inizialmente possibilisti nel discutere alcuni punti essenziali, come il bilancio consuntivo; ma l’atteggiamento del sindaco li porta a schierarsi con gli ‘azzurrì che hanno chiesto il ‘rompete le filè al consiglio comunale. Dopo le opposizioni Orsoni incontra quindi le forze di maggioranza. Un vertice lungo e serrato, nel quale emergono posizioni rigide nei confronti del sindaco. A molti – si apprende – non è piaciuto il finale (i legali di Orsoni hanno concordato un patteggiamento di pena a quattro mesi su cui dovrà esprimersi il Gup) con cui il sindaco vorrebbe liquidare la questione. Il Pd ha lasciato la riunione con ‘no comment’, mentre le altre forze di maggioranza hanno espresso posizioni molto critiche su Orsoni. A creare l’impasse è sempre il bilancio comunale, che le componenti più espressamente di sinistra vorrebbero più attento al sociale. Per domattina è già stato fissato un nuovo vertice di maggioranza, presente Orsoni. Lo spettro delle dimissioni, e quindi del commissariamento, continua ad aleggiare su Cà Farsetti.

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