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PA/ La Madia rassicura i sindacati. Niente esuberi, rispetto per i lavoratori

Il ministro del Lavoro Madia

La Madia rassicura i sindacati. Niente esuberi, rispetto per i lavoratori. Fiumi di camomilla, stop alle notizie terroristiche circolare nei giorni scorsi, Il ministro del lavoro ha accettato il confronto e dal tavolo sono emersi alcuni dettagli della riforma che oggi approderà al Consiglio dei Ministri, mentre novità ulteriori si evincono dalle bozze che escono dai palazzi di governo.

“Non ci saranno prepensionamenti” e “non ci saranno esuberi”, esordiscono sul punto Michele Gentile e Rossana Dettori della Cgil, dopo l’incontro con il ministro Madia. Lo stesso ministro ha provato a tranquillizzare sulla questione della mobilità obbligatoria, per la quale era emersa l’indicazione di un centinaio di chilometri come raggio massimo. “Non abbiamo mai immaginato una mobilità nei 100 chilometri, non l’abbiamo mai presa in considerazione, non immaginiamo di stravolgere la vita delle famiglie”, avrebbe invece detto Madia all’incontro con i rappresentanti degli statali. “Vogliamo una mobilità che funzioni per evitare esuberi e rispettare i lavoratori”, ha aggiunto.

Secondo i sindacalisti, Madia ha assicurato che si procederà con una staffetta generazionale e con eccedenze che saranno ricollocate nell’ambito della stessa pa. Confermato invece il taglio del 50% sui distacchi sindacali, mentre sul rinnovo del contratto ha rinviato alla prossima legge di Stabilità.

Ma le impressioni non sono state particolarmente positive: “Una riunione vuota”, ha definito l’incontro Michele Gentile della Cgil. “Nessuno si aspettava oggi di sapere tutto, ma qualcosa in più sì”. Sull’eventuale sciopero, a questo punto, si attende il Cdm di domani.

Altre indicazioni, aggiuntive rispetto a quelle emerse ieri, sono intanto arrivate da altre bozze in circolazione. In una si parla della “riduzione delle spese complessive di ciascuna amministrazione, per i primi cinque anni” per un importo “non inferiore all’un per cento della spesa sostenuta nell’anno 2013”. Altre linee guida riguardano il telelavoro e sperimentazione di forme di co-working (condivisione uffici) e smart-working (orari elastici e tecnologie digitali). Ma anche voucher per baby-sitter, puericultrici, badanti specializzate e convenzioni con asili nido.

Arriva poi il tetto massimo per i bonus dei dirigenti pubblici, fissato al 15% dello stipendio. La “retribuzione di risultato” deve poi essere collegata ad obiettivi fissati per l’intera amministrazione sia al singolo dirigente, oltre che all’andamento del Pil (si è parlato di un +1,3% come obiettivo minimo). Potrà esserci la revoca dei manager “anche in relazione al mancato raggiungimento degli obiettivi”, mentre la durata degli incarichi è fissata in tre anni, “rinnovabili previa partecipazione alla procedura di avviso pubblico”.

Quanto alla forma dell’intervento, il Cdm di domani dovrebbe esaminare sia un decreto legge, sia un disegno di legge delega – nominato “Repubblica semplice” – da approvare definitivamente entro sei mesi. La delega prevederà che il governo emani uno o più decreti per il riordino degli uffici, centrali e periferici, dei ministeri. Tra i criteri individuati, la riduzione di uffici e personale dedicati ad attività strumentali, rafforzando gli uffici che erogano servizi ai cittadini. Un altro criterio del “Repubblica semplice” riguarda il riordino dei corpi di Polizia, con assorbimento del Corpo Forestale dello Stato e della polizia Penitenziaria negli altri corpi. Per l’inquadramento dei dirigenti verrà invece istituito un “ruolo unico interministeriale dei dirigenti presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”.

La conferma è arrivata dal vicesegretario generale di Ugl, Paolo Varesi. “Il ministro ha detto che domani in Cdm saranno portati il decreto legge e disegno di legge delega”, entrambi i provvedimenti che il governo intende portare avanti per varare la riforma della Pubblica amministrazione. Scuola e ricerca dovrebbero invece restar fuori dal Cdm.

Fuori dal tavolo, si è fatto sentire il presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, che ha puntato il dito contro la norma che imporrebbe l’immediata uscita dei magistrati che hanno compiuto 70 anni, invece dell’attuale età di 75 anni per la pensione, porterebbe una scopertura di organico in Cassazione di circa il 50%. Una carenza “non sopportabile” e che causerebbe “un gravissimo pregiudizio alla ragione stessa di esistenza della Corte di legittimità.

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