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Processo al re dei rifiuti: tutti in libertà, non sono più pericolosi

Il re della monnezza romana, Cerroni

Tutti a casa, in attesa che il processo “storico” a trent’anni di monnezza romana entri nel vivo, con la seconda udienza fissata per il giorno 23. Per Manlio Cerroni, Francesco Rando, Bruni Landi, Piero Giovi, Giuseppe Sicignano e i dirigenti regionali Luca Fegatelli e Raniero De Filippis il 10 giugno la Prima Sezione Penale del Tribunale di Roma ha disposto la cessazione delle misure restrittive, come l’obbligo di firma o il divieto di risiedere nel Comune di Roma.
Scrive il collegio dei magistrati, presieduto da Piero De Crescenzo: “La natura dei mezzi di ricerca della prova largamente dispiegati in sede di indagini preliminari, il tempo trascorso dalla commissione del fatto, tempo destinato con la stessa inizitiva giudiziaria in atto, comunque ad incidere su quel sodalizio che, in tesi, avrebbe accumunato gli imputati, paiono fattori positivi tali da far considerare sussistente il pericolo che il venir meno della misura in atto possa pregiudicare la genuina acquisizione della prova”.
Dunque la tesi accusatoria sussiste anche se gli imputati riacquistano la libertà totale in attesa del giudizio. Per il pericolo di fuga, i magistrati sono stati convinti dalla condotta degli imputati, mentre per la reiterazione del reato “l’entità del pericolo” è sensibilmente diminuita.

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