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Camorra, l’appello di Iovine ai boss: “Il clan non esiste più, lasciate perdere”

“I Casalesi non hanno futuro, pentitevi e collaborati con i magistrati”. Così, l’ex capoclan Antonio Iovine torna a parlare in videoconferenza al processo in corso a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) su camorra e appalti a Villa Literno. E’ l’occasione per spiegare ancora una volta i motivi della sua decisione di collaborare con la giustizia e per mandare un segnale ai suoi ex affiliati: “Ritengo che il clan dei Casalesi non esista più e ho riflettuto, non aderendo più a questo tipo di vita. Riflettevo da latitante – ha proseguito – sulla possibilità di appartenere ad un clan che non esiste più. Chi mi conosce e sa che sono una persona razionale deve seguire il mio esempio, facendo chiarezza nei confronti dei magistrati. Tutte le riflessioni messe insieme ti danno la spinta giusta per fare un passo avanti”.

Poi l’appello ai suoi ex affiliati: “Invito tutti quelli che mi sono stati vicini e hanno commesso questi reati assieme a me a parlare con i magistrati”. In attesa di vedere se anche altri boss e gregari decideranno di intraprendere lo stesso percorso, Iovine continua a fornire particolari sul meccanismo attraverso il quale si aggiudicavano gli appalti. Stavolta si tratta dell’appalto per la riqualificazione di aree degradate di Villa Literno, un piccolo centro del Casertano: lavori finanziati dall’Unione europea come ricompensa per avere ospitato discariche o siti di stoccaggio dei rifiuti. Tra gli imputati figurano l’ex sindaco del Pd, Enrico Fabozzi, che è stato anche consigliere regionale, imprenditori e professionisti.

Nel corso della deposizione, rispondendo alle domande degli avvocati del collegio difensivo e del pm Antonello Ardituro (che a sua volta ha trascorso in aula il giorno del suo onomastico), Iovine fa il nome di Achille Natalizio, noto esponente del Pd casertano e già indagato, che avrebbe fatto da tramite nell’ aggiudicazione della gara. Natalizio è un ex bassoliniano ed ex presidente dell’Asi (Area Sviluppo Industriale) di Caserta.
“L’ho sentito dai miei cugini Renato e Paolo che era un referente di Giovanni Malinconico (imprenditore ritenuto colluso e imputato insieme a Fabozzi, ndr). Natalizio era il referente politico sulla Regione Campania appartenente alle forze di sinistra “.
“La magistratura – ha poi affermato il pentito – deve cambiare la mentalità delle nostre zone. Prima del primo interrogatorio del 13 maggio ho avuto colloqui con chi mi custodiva e mi ha dato la forza di fare questa svolta. Le ricchezze che ho accumulato le ho già fatto presenti a chi mi ha ascoltato”.

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