| categoria: sanità

L’INDAGINE/ Specializzazione off limits per il17% dei laureati in medicina

Oltre 6.600 neolaureati in Medicina, circa il 17%, rimangono fuori dalle scuole di specializzazione e dal corso di formazione in medicina generale, sospesi in una specie di limbo che preclude l’accesso al mondo del lavoro. La specializzazione, infatti, oppure l’attestato del corso in medicina generale, è requisito necessario per accedere all’80% dei posti di lavoro. È quanto emerge dagli studi e dalle proiezioni presentate al convegno ‘Formazione e accesso al lavoro: innovare per garantire il futuro della professione medicà, in programma a Bari. All’evento partecipano 400 giovani medici provenienti da tutta Italia; 35 delegazioni delle Federazioni europee dei medici, dei 106 presidenti che compongono il Consiglio nazionale della Fnomceo, del comitato centrale. E anche rappresentanti della politica e delle Istituzioni, per un totale di 1.400 invitati. «Tutti concordiamo sul fatto – afferma il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco – che un corso di studi così lungo e così impegnativo per le famiglie e per lo Stato debba sfociare subito nell’ingresso al mondo del lavoro. Oggi, invece – continua – ci troviamo di fronte a un paradosso: da un lato abbiamo la spinta ad aumentare il numero di accessi al corso di laurea, dall’altro abbiamo i laureati italiani che prendono la strada dell’estero, oltre a un piccolo esercito di medici disoccupati o paraoccupati». «Un altro versante da affrontare è quello della programmazione», spiega Filippo Anelli, presidente dell’Ordine di Bari. «Nei prossimi 15 anni, saranno 167.782 i medici che andranno in pensione, corrispondenti al 47% del totale. Rimane, causa l’incremento di accessi degli ultimi anni, un surplus di 6.450 medici che non si collocheranno e che impongono di rivedere i criteri con i quali viene definita la programmazione».

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