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FOCUS/ Iraq, tra governo e jihadisti vincono i curdi

Tra i jihadisti sunniti che avanzano da nord e le forze fedeli al primo ministro sciita Nuri al Maliki che cercano di organizzare la controffensiva da sud, per adesso a vincere sono i curdi, con le loro milizie che hanno occupato senza colpo ferire la regione petrolifera di Kirkuk, da lungo tempo al centro di una disputa territoriale con il potere centrale. I Peshmerga, le forze armate della regione autonoma del Kurdistan, si sono semplicemente sostituiti all’esercito di Baghdad, che si è sfaldato dandosi alla fuga davanti all’avanzata delle poche migliaia di miliziani dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). I jihadisti si sono impadroniti in pochi giorni della provincia di Ninive e del suo capoluogo Mosul, la seconda città del Paese, e di parti delle province di Kirkuk, Salahuddin e Diyala, arrivando a un centinaio di chilometri da Baghdad. Tutte le province investite dall’avanzata hanno parti di territorio al centro di dispute tra le autorità autonome del Kurdistan e il potere centrale. E non a caso ieri forze Peshmerga erano impegnate anche nei combattimenti contro i ribelli sunniti nell’area intorno a Maqdadiya, nella provincia di Diyala. Secondo diversi testimoni, inoltre, molti dei soldati dell’esercito regolare fuggiti hanno cercato riparo proprio in territorio curdo insieme a centinaia di migliaia di civili. Ma prima di entrare hanno dovuto accettare di essere disarmati dai miliziani curdi. I curdi sono circa il 17% della popolazione irachena, e a questa etnia appartiene anche il presidente della Repubblica, Jalal Talabani. La regione da loro abitata è quella cha ha goduto di una stabilità e sicurezza sconosciute al resto del Paese a partire dalla caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003, e di conseguenza anche di grandi investimenti stranieri che hanno garantito un forte sviluppo dell’economia. Tra i motivi di contrasto con il governo di Baghdad vi sono i contratti per le esportazioni di petrolio direttamente verso la Turchia, senza passare per le autorità centrali. Quello che sta succedendo in Iraq ricorda quanto avvenuto a partire dal 2012 in Siria, dove i curdi sono il 15% della popolazione. In alcune regioni del nord-est le brigate di autodifesa curde (Ypg) hanno preso il controllo di vaste fette di territorio e di due posti di frontiera con la Turchia approfittando del ritiro delle forze lealiste del presidente Bashar al Assad. Tanto che, nel novembre scorso, diversi gruppi curdi riuniti a Qamishli hanno annunciato la formazione di una «amministrazione civile di transizione».

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