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Piano di rientro, si fa sul serio. Scure sulle partecipate e sulla spesa corrente

Da una parte i compiti a casa, dall’altra l’aiuto del governo nazionale. Il piano di rientro di Roma Capitale viaggia su due binari: 400 milioni di euro tra tagli e rimodulazione della spesa in 3 anni e riconoscimento degli extra costi sostenuti in quanto Capitale. Il primo passo per la spending review toccherà alla società partecipate: questa voce, nel bilancio 2014, passerà da 229 a 200 milioni di euro. Mentre per il capitolo di spesa ‘beni e servizi’ la riduzione sarà di 300 mila euro. Trattamento diverso per Ama e Atac: se per la prima è previsto un calo di risorse di circa 100 milioni, per la seconda dovrebbe crescere di 13 milioni. Ma per le partecipate è previsto anche un piano di liquidazione.
Nel gruppo Ambiente e decoro, tra cessazioni e società liquidate, il Campidoglio dirà addio a 16 società, tra cui Servizi ambientali, Fondazione Amici del Teatro Brancaccio, Ecomed, Centro sviluppi materiali. Mentre Ama soluzioni integrate finirà tra le braccia della sorella maggiore Ama. Dismissione totale, invece, per Multiservizi. I lavoratori dovrebbero essere salvi traslocando in Cns, che si è aggiudicato l’appalto ‘pulizia e decoro’. Nei trasporti non sono considerate vitali Sms sicurezza mobilità, Banca etica e Bcc Roma. Nel gruppo Atac confluiranno sia Officine grandi Riparazioni che Atac Patrimonio, mentre sarà liquidata Trambus Open. Ma su questo punto, nelle 14 pagine della relazione sul piano di rientro, non mancano le polemiche. Il motivo? I finanziamenti, pochi, che arrivano dalla Regione: solo 140 milioni su mezzo miliardo di euro, anche se il 70% del tpl regionale è concentrato all’interno del Gra.
Tra le aziende che erogano servizi strumentali verranno mantenute in vita Zetema, Aequa Roma e Roma servizi per la mobilità, mentre Risorse per Roma confluirà in Roma metropolitane. Su Farmacap, una delle poche aziende del settore farmacie comunali in perdita rispetto alle medie nazionali, è allo studio un’ipotesi di partenariato pubblico/privato.
L’obiettivo dell’amministrazione Marino è quello di abbattere i costi della spesa corrente, che supera i 4 miliardi di euro, di circa il 30%. Senza dimenticare che un quarto delle spese è per gli stipendi dei dipendenti di Roma Capitale. Una boccata d’ossigeno arriverà anche dalla rimodulazione dei fitti passivi, che dovrebbero scendere della metà, secondo i piani del sindaco e dell’assessore al Bilancio, Silvia Scozzese. Canoni di locazione che per palazzo Senatorio rappresentano il 4,5% della spesa corrente; mentre a Milano, ad esempio, non si supera un punto percentuale per questo capitolo.
Ma la spending review dovrebbe toccare anche gli strumenti tecnologici, che nella Capitale arrivano a costare 8 volte in più della media nazionale. Così come i costi delle assicurazioni per le autovetture del Campidoglio, per cui l’obiettivo è di scendere del 25%. Il piano prevede anche la revisione dei contratti di acquisto dell’energia elettrica, per ricondurli alla tariffa unica nazionale. Dopo i compiti a casa, però, il Campidoglio chiede ancora una volta al governo il riconoscimento degli extra-costi. Per non essere costretto solo a tagliare e razionalizzare le spese.

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